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«Perdonami», si giustificò, «ma io vivo un altro tempo, diverso e diametralmente opposto al tuo». La guardò, quasi incredulo. «Perché, non viviamo forse tutti lo stesso tempo?».
«No». Volse lo sguardo a terra e lui vide appena che alla domanda si era immediatamente rasserenata, prima ancora che la terminasse. «Tra noi tutti, vi sono alcuni, pochi, che vivono un loro, proprio tempo, invisibile ad occhi estranei. Alcuni semplicemente fissano il proprio passato, contemplando qualcosa che è già stato. E poiché non impiegano altro sforzo se non questo, guardarsi alle spalle, per loro non farà mai ritorno un momento simile a quello che hanno vissuto, all'oggetto di quel contemplare. Di più, del passato essi fissano un unico, distinto punto, e non il passato nel suo complesso, per cui del presente non sanno godere nemmeno quando si è appena consumato, appena scorre oltre loro. Altri, invece, scrutano oltre l'orizzonte, verso il futuro: sono coloro che vivono nell'attesa di vedere…

L'atteggiamento dell'Egitto a fronte della drammatica morte di Giulio Regeni ci permette di avanzare alcune considerazioni essenziali. Dove quella loro essenzialità è dovuta da una parte dalla rilevanza assoluta del tema, dall'altra dalla tardività con la quale l'opinione pubblica sta cominciando (parzialmente) ad interessarsene.

Meglio tardi che mai, si direbbe. Ma sta venendo a galla una realtà che purtroppo non solo è già realizzata, ma peggio è ormai radicalizzata e si configura semmai come ordinarietà delle cose. Oggi viene a galla semplicemente perché ormai la sua evidenza è tale da aver posto rimedio anche alla miopia politica comunemente diffusa nel nostro paese.

L'Italia è un paese abituato a una totale sottomissione nei confronti di qualsiasi potente. E - si badi bene - non solo con quanti sono effettivamente più potenti di essa (come Usa o Germania), ma peggio e praticamente verso chiunque sia capace di mostrare detenere un qualsiasi potere o autorità, a prescindere da quale sia e da quale peso abbia.

Questa è una pratica che ho portato avanti (molti) anni fa: con La settimana vi segnalerò alcune interessanti letture degli ultimi giorni. Cercherò di fare in modo che questo impegno sia - appunto - settimanale e di riportarvi ogni volta 4-5 letture, ma non vi garantisco niente. Per ogni lettura, potreste trovare una brevissima sintesi o un mio commento, in genere non più di un paio di righe.

La mappa interattiva che trovate qui è stata elaborata da Foreign Policy. Pur se molto semplicisticamente, vi mostra sulla carta come nel 2015 l'?ISIS? sia in forte perdita e si stia avviato verso il proprio declino.
[nota bene: non è detto che l'ISIS non possa invertire questa tendenza, anzi. Ma questo è lo stato attuale delle cose]

«Da piccolo ho fissato intensamente il sole per alcuni secondi. Pur con la maturità di oggi, non saprei spiegare né come sia stato possibile, né perché l'abbia fatto, ma il danno causato alla retina si è rivelato fatalmente irreversibile e adesso la mia vista è velata da macchie nere.
Così i comportamenti umani possono distinguersi tra quelli puramente dettati dall'istinto e quelli mossi dall'esperienza e quindi dominati della razionalità.
Voi non potreste fissare il sole. Non dovreste avvertire il desiderio di fissarlo e anche se lo doveste incrociare e quello dovesse scivolare all'interno del vostro campo visivo, allora, per un riflesso quasi incondizionato, sentireste naturalmente lo stimolo a volgere altrove lo sguardo. Potremmo dire, per semplicità, che il vostro istinto, pur essendo lontano da un'onniscenza propria, possiede in sé molte risposte ad altrettante domande e che la vostra ragione non vi oppone resistenza, quando queste si dimostrano discretamente sufficienti.
In…

Ne parlano tutti, se ne parla insistentemente da giorni. Tutti stanno scendendo in piazza, chi per dirsi a favore, chi per dirsi contrario. Sto ovviamente parlando dell'imminente referendum per l'abrogazione del divorzio, se non l'aveste capito.

Per chi si fosse perso qualche passaggio: qualche anno fa, il 1° dicembre 1970, il governo ha introdotto il diritto al divorzio (legge 898/70, Disciplina dei casi di scioglimento del matrimonio), concedendo ai cittadini di esercitare questa pratica.
Fortunatamente però, alcune forze politiche hanno saggiamente organizzato un referendum abrogativo, che si terrà fra qualche mese, il 12 e 13 maggio 1974. Essendo un referendum abrogativo, che si propone di cancellare una legge, votando "sì" si manifesta l'intenzione di abolire il diritto al divorzio, votando "no" di mantenere il diritto.

Allora, vi voglio spiegare perché io sono l'abolizione del divorzio.

Senza titolo

Domani sera salteremo giù dal molo
nemmeno fossimo ancora sedicenni
come bussasse un'altra, nuova estate
manco l'avessimo, il tempo per perderci.

Allora, uscendo dall'acqua, mi dirai:
"pensarci ora, non l'avrei mai detto"
e in quel buio, tornando alla battigia
"levate le certezze, puntato l'ignoto".

Ma vedi, più semplice di quel che diresti
di foglia secca si veste solo la carne
vento e pioggia non ti sono da prigione
né conosce un altro padrone, il tempo.

Viene il giorno. Alla luce della stanza
che rende polvere anche questa chimera
avverto il mio scomposto palpitìo
del silenzio che avanza, l'unico eco.

Questo Paese ha bisogno di un family day. Sì, ce ne sarebbe veramente bisogno. Perché un family day sarebbe un'ottima occasione per parlare della famiglia, dei suoi problemi, dei suoi mille problemi, di tutti quei problemi che oggi le si parano davanti, insormontabili.
Questo Paese ha bisogno di un family day, perché a proposito della famiglia c'è un'infinità di cose da dire alla politica e alla società.

Ecco, ora vorrei esprimere qualche parola più importante delle solite e pregherei di avere la vostra attenzione.

Già in altre occasioni ho parlato di Sakine Cansiz (nome di battaglia Sara), una delle più grandi donne rivoluzionarie, forse la più grande, in occasione dell'uscita del libro che ha scritto tra il '96 e il '98 sulle montagne curde, Tutta la mia vita è stata una lotta.

Siamo nel 1970: mentre la rivolta studentesca impazza ovunque, Fabrizio è impegnato nella realizzazione del suo quarto album, La buona novella. Quando gli chiesero il motivo per il quale si stava dedicando a un lavoro del genere, nel bel mezzo di un simile contesto storico, rispose: "perché Gesù Cristo è il più grande rivoluzionario della storia!".

E precisa questo particolare punto di vista:

Eravamo in piena rivolta studentesca. I miei amici, i miei compagni, i miei coetanei hanno pensato che quello fosse un disco anacronistico. Mi dicevano: «cosa stai a raccontare della predicazione di Cristo, che noi stiamo sbattendoci perché non ci buttino il libretto nelle gambe con scritto sopra sedici? Noi facciamo a botte per cercare di difenderci dall'autoritarismo del potere, dagli abusi, dai soprusi». [...] Non avevano capito - almeno la parte meno attenta di loro, la maggioranza - che La buona novella è un'allegoria. Paragonavo le istanze migliori e più ragionevoli del movimento sessantottino, cui io stesso ho partecipato, con quelle, molto più vaste spiritualmente, di un uomo di 1968 anni prima, che, proprio per contrastare gli abusi del potere, i soprusi dell'autorità, si era fatto inchiodare su una croce, in nome di una fratellanza e di un egualitarismo universali