Il braccio violento della legge, di Benny Calasanzio
http://temi.repubblica.it/micromega-online/il-braccio-violento-della-legge/
Recensione de La pena di morte italiana, di Samanta Di Persio.

Minacce, torture, pestaggi e omicidi: se il 51% degli italiani fosse a conoscenza di quel che avviene nelle nostre carceri forse ci sarebbero meno solidarietà e rispetto per i carnefici e più per le vittime; esse, seppur detenute, non meritano certo macellerie messicane, se è vero come è vero che l’unico fine della pena è la rieducazione. Oppure, se vi pare, meglio evitare retorica e sentimentalismi ed introdurla, questa pena di morte: abbiamo già, e questa è cronaca giudiziaria, validi boia specializzati con lo stipendio già assicurato.

Conservation International’s top 20 surprising species – in pictures
http://www.guardian.co.uk/environment/gallery/2011/apr/27/conservation-international-top-20-surprising-species
Il Guardian riporta le foto dei venti animali più “sorprendenti dal punto di vista biologico, unici o minacciati”.

I giovani soffrono in silenzio, di Juan Antonio Aunión
http://www.presseurop.eu/it/content/article/620981-i-giovani-soffrono-silenzio

Una cosa è certa: almeno una parte dei ragazzi spagnoli – la “gioventù più istruita” della storia che “vivrà peggio dei propri genitori”, come la definiscono i manifesti – è scesa in strada seguendo l’invito di Stéphane Hessel, novantatreenne attivista francese autore del libro Indignatevi!.
Qualunque sia la reazione al movimento di protesta – paura, rifiuto, paternalismo, comprensione, adesione – è facile capire le ragioni del malcontento dei giovani spagnoli: un decennio di precarietà professionale (se non di disoccupazione galoppante), di sopravvivenza con soli mille euro al mese, di eccesso di laureati iperqualificati e di difficoltà (per non dire impossibilità) nel trovare un alloggio.

Riformare per non cambiare, di Thorsten Knuf
http://www.presseurop.eu/it/content/article/623891-riformare-non-cambiare

La modifica del trattato sulla libertà di circolazione chiesta da Francia e Italia sembra aver ottenuto il sostegno dell’Europa. Ma si tratta di una misura di facciata che non farà niente per risolvere i problemi legati all’immigrazione.

Certificato di nascita e razzismo, di Alexander Stille
http://stille.blogautore.repubblica.it/2011/05/01/certificato-di-nascita-e-razzismo/

Nonostante l’assenza totale di prove – e il giudizio di molti commentatori di destra che hanno definito i birthers dei matti – di recente il 45% degli elettori repubblicani si è detto certo che Obama sia nato all’estero, mentre il 22% non è sicuro che sia originario del nostro Paese. Quindi, solo un terzo dei Repubblicani crede che Obama sia un americano a pieno titolo e ricopra legalmente la carica di presidente.
A parte questo aspetto post-moderno e post-fattuale, è da esaminare un altro fattore: l’ombra del razzismo. La forte convinzione dei birthers che Obama non sia un presidente legittimo nasce in parte dalla fatica di accettare un presidente nero.

Chi vuole far soldi con l’acqua, di Maurizio Maggi e Stefano Vergine
http://espresso.repubblica.it/dettaglio/chi-vuole-far-soldi-con-lacqua/2150228

Una torta da 64 miliardi. Da spartire tra il gruppo Caltagirone, la famiglia Benetton, gli eredi Gavio, i Pesenti e l’immancabile Ligresti. Senza gare d’appalto. Ecco perché il referendum del 12 giugno fa tanta paura.

Donne e gay, in azienda è meglio
http://espresso.repubblica.it/dettaglio/donne-e-gay-in-azienda-e-meglio/2150273

Post industriale? Meglio ancora, post maschile. La diversità fa bene all’impresa moderna. Il motore del successo non è solo il maschio eterosessuale che parla di donne e motori e mostra sullo schermo del computer la foto della famigliola perfetta. “Se nelle fabbriche industriali prevalevano mansioni faticose e ripetitive, che richiedevano la forza fisica dei maschi, negli uffici post-industriali dominano attività di tipo intellettuale, nelle quali la personalità e la preparazione delle donne e degli omosessuali risultano spesso superiori a quelle dei maschi”.

Con un po’ di ritardo per via delle feste pasquali, ma alla fine arriva anche questa settimana.

L’importante non è vincere, ma piagnucolare, di Chiara Geloni
http://www.leftwing.it/politica/339/limportante-non-e-vincere-ma-piagnucolare

Alla mia amica Elisabetta è venuta in mente la saggezza cinese: “Il miglior modo di vincere una battaglia è non combatterla, dice Sun Tzu”. Lo ha scritto su Facebook un minuto dopo aver letto che il governo ritirava il piano nucleare. Pier Luigi Bersani, che dice pane al pane, l’ha detto e basta: “Èuna nostra vittoria”. Francesco Rutelli, sempre pronto sotto rete, ha subito tirato in porta: e giù interviste a tappeto sul “grandissimo successo” di quelli che “l’avevano detto per primi”. D’altro canto, di fronte a una simile ritirata, tutto il resto passa in secondo piano, e le occasioni di dirlo, il resto, non mancano di sicuro.

Occupazione e lavoratori stranieri: perché avremo più bisogno di loro, di Gianpiero Della Zuanna
http://bit.ly/gMbSy5

Questi studi mostrano senza tema di smentita che — effettivamente — nell’Italia del Centro-Nord gli immigrati fanno lavori che gli italiani possono permettersi di non fare. Inoltre, i salari degli operai italiani non sono stati penalizzati dall’arrivo di tanti stranieri. Nel primo decennio del nuovo secolo, senza le immigrazioni, il numero di persone disposte a fare lavori manuali nel Centro-Nord Italia sarebbe drammaticamente diminuito, a causa di un numero di «colletti blu» pensionati molto maggiore rispetto al numero di nuovi lavoratori italiani disposti a fare gli operai. Quindi, l’arrivo di tanti stranieri ha solo permesso di mantenere costante l’offerta di lavoro manuale.

“Épilogue”: ovvero dell’autogestione della propria vita, di Giona A. Nazzaro
http://temi.repubblica.it/micromega-online/epilogue-ovvero-dellautogestione-della-propria-vita/
Recensione di Épilogue, film di Manno Lanssens sul testamento biologico.

Senza ridursi a pamphlet o schierarsi in maniera propagandistica a favore di una scelta piuttosto che di un altra, il regista Lanssens ha seguito nel corso dell’ultimo anno della sua vita una donna belga, Neel, ammalata terminale di cancro, che a fronte dell’implacabile venire meno del suo corpo, ha deciso di morire confortata dalla presenza dei suoi cari.
Film di una adesione assoluta al corpo e al tempo stesso di una tenerezza insostenibile, caratterizzato da un pudore che si tiene sempre distante dal ricatto emotivo, Épilogue mette in scena un dramma semplicemente inconcepibile in Italia: l’autogestione del proprio corpo a fronte di un processo degenerativo inesorabile.

La beatificazione di Wojtyla è un’operazione di marketing, di don Paolo Farinella
http://temi.repubblica.it/micromega-online/primo-maggio-il-furto-papale/

Beatificare il papa polacco può rientrare anche negli affari interni alla gerarchia cattolica, ma è certo che una gran parte della Chiesa non partecipa a questa operazione di marketing della religione per risollevare le sorti di una religiosità languente. Non è così che si testimonia la fede, così la si uccide soltanto perché questo genere di eventi mettono in evidenza l’esteriorità: le grandi masse, i numeri, il folclore, l’illusione di dire che «erano in tanti» come sinonimo di richiesta di religione. Siamo in pieno paganesimo religioso perché si sfrutta il sentimentalismo per affermare una visibilità che nasconde il vuoto e il paganesimo dello stesso personale clericale. Sceneggiate. Parate. Mondanità.

Regolamentazione o invadenza?, di Hans Rauscher
http://www.presseurop.eu/it/content/article/610061-regolamentazione-o-invadenza

Molte disposizioni della Commissione europea condizionano la vita dei cittadini e contribuiscono a minare la loro fiducia. È il caso della conservazione dei dati personali, decisa senza alcuna trasparenza.

La rivolta dei blog, di Xavier Ternisien
http://www.internazionale.it/la-rivolta-dei-blog/

Per ora si tratta della sfuriata di pochi, una protesta limitata. Niente per cui valga la pena creare un sindacato o un partito. Ma il dibattito c’è: i blogger si sono stufati di scrivere gratis. E lo dicono forte e chiaro. A marzo è stato Hughes Serraf a sbattere la porta di Rue89. Blogger a titolo gratuito per il sito d’informazione francese da tre anni, ha chiesto al direttore Pascal Riché di essere pagato a cartella. In cambio, si è visto proporre una retribuzione netta di duecento euro al mese. Una miseria.

La plastica istituzionale, di Michele Ainis
http://bit.ly/hR40h2

Le leggi inutili, diceva Montesquieu, indeboliscono quelle necessarie. E infatti almeno un quarto del tempo speso dai costituenti nel 1947 fu dedicato a interrogarsi su quanto avesse titolo per entrare nella Carta, allo scopo di non sottrarle dignità e prestigio. Scrupoli d’altri tempi, diremmo col senno di poi. D’altronde, proprio l’articolo 1, con questa folla di chirurghi plastici che sgomita attorno al suo capezzale, ne è la prova più eloquente. C’è per esempio la proposta – avanzata a turno da Segni e da Brunetta, dai radicali, dallo stesso Berlusconi – d’espellere il lavoro dai fondamenti della nostra convivenza. Parola comunista, dicono: meglio libertà. Anche se la libertà già alberga, come noce nel mallo, nella democrazia evocata dall’articolo 1. Non importa, costruiremo una democrazia al quadrato. E poi, libertà di chi? Del popolo, ovviamente. Sicché potremmo scrivere così: «L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul Popolo della libertà».

Habemus Papam, di Giulio Sangiorgio
http://www.spietati.it/z_scheda_dett_film.asp?idFilm=362
Recensione dell’ultimo film di Nanni Moretti.

La metafora della teatralità, strumento analitico e simbolico saldamente ancorato a arti e studi sociologici novecenteschi, pervade Habemus Papam con ingenua noncuranza, mettendo in circolo suggestioni, proponendo eco (la trama di riferimenti profondi, fitti, che lega il film a Il gabbiano di Cĕchov), ponendosi esplicitamente come chiave interpretativa. Aperta la porta, si offrono i temi ovvi e conseguenti: e dunque il conflitto tra pubblico e privato, la vertigine tra palco e retroscena. Il conflitto tra l’uomo e il cardinale. L’adeguarsi della Persona alle regole dell’Istituzione. Moretti descrive con minuzia il copione millenario, un testo già scritto inscritto nel rito, una griglia fatta canone da riempire con rinnovata materia umana: non c’è irrisione sarcastica, aspirazione al vetriolo. Non c’è denigrazione, solo demistificazione.

No, L’Aquila non è in Giappone, di Bill Emmott
http://espresso.repubblica.it/dettaglio/no-laquila-non-e-in-giappone/2149496

Da un punto di vista culturale, Giappone e Italia sono lontani quanto lo sono geograficamente. Ciò nonostante, questi due Paesi hanno in comune alcune straordinarie rassomiglianze. Entrambi sono fieri delle proprie tradizioni manifatturiere, ma si preoccupano per esse a causa della lenta crescita economica e dell’agguerrita concorrenza cinese; entrambi hanno una società civile in rapido invecchiamento, nella quale i giovani pertanto si sentono privi di opportunità e relegati a condizioni di lavoro di secondo piano; entrambi amano la propria cucina, dalle grandi qualità e presentazione; entrambi hanno una politica paurosamente disfunzionale, nella quale la casta dei politici si preoccupa per lo più di soldi e di potere, e assai poco di politiche pubbliche; entrambi, infine, sono assillati dalla criminalità organizzata, che spesso intrattiene loschi intrallazzi con i politici.
Un mese fa, tuttavia, ci è stata rievocata un’altra analogia tra i due Paesi, forse più sostanziale: Giappone e Italia si trovano entrambi in zone molto attive dal punto di vista sismico, piene di vulcani e soggette a terremoti violenti e devastanti. Oggi, ed entro un paio di anni al massimo, scopriremo invece quanto diversi possano essere questi due Paesi.

Incredibile, ma vero: sono arrivato al decimo appuntamento. Tutti i precedenti li potete trovare qui. Non ho ancora mai ricevuto un feedback, positivo o negativo che fosse, su questa mia iniziativa-rubrica: volendo, fate sempre in tempo. Buona lettura.

Flessibili, impoveriti e infelici, di Stefano Bartolini
http://www.leftwing.it/economia/338/flessibili-impoveriti-e-infelici

Che cosa vuole la gente dal proprio lavoro? Che cos’è che considera importante per un’esperienza lavorativa soddisfacente? Come ho documentato nel mio recente libro (Manifesto per la Felicità: Come Passare dalla Società del Ben-Avere a quella del Ben-Essere, Donzelli 2010), abbiamo risposte a queste domande. Sono infatti disponibili per molti paesi dati che riguardano il ventennio 1981-2000 sull’importanza che le persone attribuiscono a nove aspetti fondamentali del lavoro: pressione non eccessiva, sicurezza del posto, rispetto, responsabilità, possibilità di esprimere la propria capacità d’iniziativa, di realizzare qualcosa, buona paga, buoni orari, vacanze adeguate.

La fine dell’intimità nell’era di Facebook, di Zygmunt Bauman
http://temi.repubblica.it/micromega-online/la-fine-dellintimita-nellera-di-facebook/

«È vero», ha scritto lo studioso lo scorso 25 dicembre nella sua rubrica sul New York Times, «con la propria pagina di Facebook si può fare amicizia con 500, 1000, persino 5000 persone. Ma tutte, eccetto quel nucleo di 150, non sono che semplici voyeur che mettono il naso nella tua vita quotidiana». Tra quei mille amici su Facebook, i “rapporti significativi” – mantenuti per mezzo di un servizio elettronico oppure vissuti off-line – sono calmierati, come prima, dai limiti invalicabili del “numero di Dunbar”. Il vero servizio reso da Facebook e da altri siti “sociali” simili è dunque il mantenimento del nucleo di amici nelle condizioni del mondo attuale, un mondo ad elevata mobilità, che si muove in fretta e cambia rapidamente.

Questa Europa fa schifo, di Giorgio Cremaschi
http://temi.repubblica.it/micromega-online/questa-europa-fa-schifo/

Questa Europa pretende che tutti lavorino fino a 67 anni, ma non ha preso nessuna misura per tutelare l’occupazione e anzi ha sposato totalmente le più bieche ricette liberiste. Questa Europa auspica la distruzione dei contratti nazionali e il legame d’acciaio del salario con la produttività. Questa Europa ha salvato le banche, ma vuole la concorrenza selvaggia fra i lavoratori per il posto di lavoro ed esige la privatizzazione di ciò che resta dei sistemi sociali. Questa Europa non è stata in grado di affrontare, come invece era stato fatto nel passato, con un disegno comune crisi industriali come quella dell’auto. Si è così dato il via libera alla concorrenza selvaggia tra le multinazionali, alle delocalizzazioni, alle politiche di potenza degli Stati più forti, prima di tutto la Germania. Questa Europa non esiste più da tempo con un disegno civile e sociale unitario: è diventata solo un’area di esercizio delle più stupide ricette del libero mercato. Con la crisi economica mondiale tutto questo si è accentuato e si è rafforzato il disegno dei poteri economici di far pagare tutta la crisi ai lavoratori e ai cittadini europei.

La profezia del “Caimano”, di Paolo Flores d’Arcais
http://temi.repubblica.it/micromega-online/la-profezia-del-caimano/

Quando uscì cinque anni fa “Il Caimano” di Nanni Moretti, a destra fu tutto un “dagli all’untore”, per quel finale in cui il presidente eversore faceva esplodere di fuochi il palazzo di giustizia. Eversivo era solo immaginare che eversore potesse essere Berlusconi, questo il refrain di pasdaran e cheerleader mediatiche del corruttore di Arcore. E anche a sinistra, non nascondiamocelo, molti pensarono che Nanni esagerasse, o andasse metabolizzato come “licenza poetica”: Berlusconi andava contrastato politicamente, programma contro programma, senza scomposte accuse di “regime” o – Dio ne scampi – appelli a scendere in piazza per difendere la democrazia in pericolo.

Laicità senza aggettivi, di Cinzia Sciuto
http://cinziasciuto.blogspot.com/2011/04/giornate-della-laicita.html

In Italia, come sappiamo, la laicità non è affatto un valore condiviso, anzi al contrario è parola che divide. Non c’è però chi non ne riconosca la necessità, sebbene con la precisazione che si debba avere a che fare con una «laicità positiva» contro il tanto odiato «laicismo». Questo voler delimitare con un aggettivo i confini della laicità è sintomo, per un verso, dell’imbarazzo dei nemici della laicità, che si rendono conto di non potere esplicitamente ammettere di volere uno Stato teocratico, e per l’altro, di una subdola operazione di svuotamento del concetto di laicità che, quando diventa «positiva» si snatura, tramutandosi nel suo contrario. Il punto, infatti, lapalissiano per chi vuol vedere, è chi decide quando la laicità è positiva e quando invece siamo di fronte all’aborrito laicismo.

Cercasi Obama disperatamente, di Paul Krugman
http://www.internazionale.it/cercasi-obama-disperatamente

Cos’è successo al presidente Obama? Che ne è del grande ispiratore che i suoi sostenitori pensavano di aver eletto? Chi è quest’uomo scialbo e timido che non sembra rappresentare niente e nessuno? Mi rendo conto che con la camera controllata dai repubblicani Obama non può fare molto.
Forse l’unica cosa che gli è rimasta è la possibilità di parlare dall’alto della sua carica. Ma non sta facendo neanche questo, o meglio, lo sta facendo per rafforzare le tesi dei suoi avversari. Le sue osservazioni dopo il recente accordo sul bilancio tra la Casa Bianca e il congresso sembrano confermarlo.

Lo stato palestinese è più vicino che mai, di Bernard Guetta
http://www.internazionale.it/lo-stato-palestinese-e-piu-vicino-che-mai/

Non è una certezza ma è più di una possibilità. È in poche parole molto probabile che a settembre, quando si riunirà l’Assemblea generale dell’Onu, una forte maggioranza di stati si pronuncerà – come chiesto dall’Autorità Nazionale Palestinese – a favore del riconoscimento di uno stato di Palestina all’interno dei confini del 1967.

Emma Bonino sulla crisi dell’Europa, di Emma Bonino
http://www.ilpost.it/2011/04/12/emma-bonino-europa-maroni/

Cosa vuol dire, poi, uscire dall’Europa? Uscire dall’Euro? Dal mercato unico? Dalla politica agricola comune? Dai benefici dei fondi strutturali? Finora l’interesse nazionale ha sempre coinciso con l’interesse europeo e l’Unione è tuttora il caposaldo della presenza italiana sulla scena internazionale. Cosa vogliono i Berlusconi, i Bossi, i Maroni, i Calderoli? Uscire dall’Europa per tornare ad essere un piccolo paese autarchico, antistorico, incapace di vedere che oltre il proprio naso c’è un mondo che corre e che dell’Italia, per non parlare della Padania, può certamente fare a meno?

E il figlio lo chiameremo “Atipico”, di Ilvo Diamanti
http://bit.ly/eJslIG

Per accorgersi della crisi del lavoro non è necessario – né sufficiente – scorrere i dati del mercato del lavoro. Pure, drammatici. Il tasso di disoccupazione è oltre l’8% (in valori assoluti: più di due milioni). Ma tra i giovani sfiora il 30%. Il più alto della Unione Europea. Nelle regioni del Sud supera il 40%. Il tasso di disoccupazione, peraltro, è sempre un indice relativo, perché non tiene conto dei cassintegrati cronici, che non rientreranno più in azienda. E poi, anzi: prima: per essere disoccupati occorre essere alla ricerca di lavoro. Ma chi non ha speranza di trovare un’occupazione, neppure ci prova. E si rassegna a fare lavori e lavoretti. Naturalmente non “regolari”. Per cui “statisticamente” non esiste.

Gay, Islam e darwiniani. I nemici del vice del Cnr, di Marco Pasqua
http://temi.repubblica.it/micromega-online/gay-islam-e-darwiniani-i-nemici-del-vice-del-cnr/

Dopo le sue frasi choc sulla tragedia che ha sconvolto il Giappone (le catastrofi “sono una voce terribile ma paterna della bontà di Dio”), sul web circola un nuovo intervento radiofonico del vicepresidente del Cnr, Roberto De Mattei: l’impero romano, sostiene lo studioso, sarebbe caduto per colpa degli “invertiti” che infestavano Cartagine. La Provvidenza, infatti, si sarebbe servita dei barbari per liberare l’impero romano dagli omosessuali.

Precarietà, dagli studenti della Rete della Conoscenza 10 domande ai politici: “La solidarietà non ci basta”
http://bit.ly/hfXCrX

La Rete della Conoscenza (www.retedellaconoscenza.it) ha lanciato oggi 10 domande ai politici che aderiscono o sostengono la manifestazione odierna contro la precarietà. “Pretendiamo risposte dal mondo politico” – spiegano gli studenti della Rete della Conoscenza - “ la semplice solidarietà non ci basta, serve una presa di responsabilità del mondo politico e soprattutto servono provvedimenti concreti e non solo parole”.

La crisi di Lampedusa del IV secolo, di Claudio Borgognoni
http://www.leftwing.it/cultura/334/la-crisi-di-lampedusa-del-iv-secolo
Brillante ricostruzione storica del complicato rapporto tra l’Impero romano del IV secolo e i barbari all’interno dei confini dell’Impero.

Giulio, l’oracolo del giorno dopo
http://www.linkiesta.it/giulio-l-oracolo-del-giorno-dopo

«Il più potente ministro dell’Economia che si ricordi» conosce assai bene il nostro Paese, i suoi umori e la nostra poca memoria. Per questo è stato anti-protezionista – «non possiamo tornare ai tempi dello zar» – e poi ferocemente protezionista. Ha brandito la bandiera anti-Europea, per poi diventare il garante più convincente dell’Italia a Bruxelles. Le giravolte dell’«unico ministro dotato di portafoglio» non si contano: noi abbiamo provato a metterle in fila.

Lo spazzino e il presidente, di Ala al Aswani
http://www.internazionale.it/lo-spazzino-e-il-presidente/

Mi trovavo di fronte a due logiche opposte: all’università del Cairo gli studenti sono umiliati in nome del rispetto per i superiori. All’università americana gli studenti sono trattati come esseri umani con una dignità da rispettare. Lì gli studenti hanno diritti e responsabilità: se fanno il loro dovere, ottengono in cambio i loro diritti.
La differenza tra queste due logiche è la stessa che c’è tra autocrazia e democrazia. L’autocrazia è come un cancro che si diffonde dal palazzo presidenziale alla società nel suo insieme. Le persone oppresse si trasformano in piccoli autocrati con chi è più debole di loro, riproducendo così l’oppressione che hanno subìto.

Per cosa stanno litigando Italia e Francia
http://www.ilpost.it/2011/04/08/italia-francia-schengen/

Il ministro degli Interni italiano, Roberto Maroni, ha detto che se la Francia non accoglierà i migranti “allora esca da Schengen”. La Francia effettivamente non vuole saperne. Ieri il ministro degli Interni francese Claude Guéant ha affermato che “all’interno dello spazio Schengen non basta avere un’autorizzazione di soggiorno in uno degli Stati membri ma sono necessari documenti di identità e, soprattutto, una giustificazione di risorse”. I requisiti che chiede la Francia sono cinque: un titolo di viaggio valido, un documento di soggiorno, la dimostrazione di risorse sufficienti (62 euro al giorno a persona, 31 euro se si dispone di un alloggio), di non costituire minaccia all’ordine pubblico e di non essere entrati in Francia negli ultimi tre mesi. Ancora Guéant: “I documenti rilasciati dall’Italia sono permessi di soggiorno che valgono solo in Italia. Se questi migranti non hanno le risorse per restare nel nostro Paese, in base alla convenzione di Schengen e al trattato bilaterale di Chambéry siglato tra Francia e Italia, saranno rimandati in Italia”

Debito pubblico, di Stefano Di Bucchianico
http://www.diebrucke.it/debito-pubblico-parte-i
http://www.diebrucke.it/debito-pubblico-parte-ii

Cos’è il debito pubblico? Uno Stato sostiene delle spese per la fornitura di servizi pubblici (non solo, ma principalmente) che finanzia tramite la tassazione (anche se non è esattamente così).
Un’analisi spicciola ci consente di chiarire meglio le cose: in un ipotetico anno zero nel quale lo Stato inizia la sua attività di spesa, il debito è uguale a zero, non essendoci spese pregresse; nel periodo che va fino alla fine del primo anno (l’anno è l’arco temporale preso come unità di conto) lo Stato spende un ammontare usualmente definito come G, che può essere maggiore, minore o uguale all’ammontare raccolto mediante tassazione (da qui si evince come lo Stato non ha strettamente bisogno di tassare per spendere) che usualmente viene chiamato T.
Se G < T, lo Stato ha un avanzo di bilancio; se G = T, un pareggio di bilancio; se G > T, un disavanzo di bilancio.

L’Italia divisa sugli immigrati, di Philippe Ridet
http://www.internazionale.it/?p=35405

Mentre si avvicinano le elezioni locali, il dibattito si infiamma. La Lega nord, di cui fa parte il ministro dell’interno Roberto Maroni, non potrebbe mai accettare l’idea di non essere riuscita a bloccare l’immigrazione clandestina. “Bisogna rimandare gli immigrati a casa loro!”, ha detto Umberto Bossi. Lombardo, che non vuole apparire meno deciso, ha parlato tempo fa di “mitra” per proteggersi dall’insicurezza. Castania, invece, cerca di conciliare l’obbligo di accogliere i nuovi arrivati con i timori dei suoi concittadini: “Non abbiamo nulla contro i tunisini, ma la Sicilia non può permettersi di integrarli tutti. Siamo troppo poveri”. Berlusconi ha promesso di mettere all’ordine del giorno del prossimo consiglio dei ministri la questione dell’immigrazione. Nel frattempo alcuni tunisini di Mineo, senza aspettare la fine delle discussioni, sono già fuggiti.

Il mercato criminale dell’industria italiana delle armi, di Antonio Mazzeo
http://bit.ly/gEaboY

Una zona grigia di illegalità in cui le potenti lobby dei mercanti prosperano aggirando la legge 185 del 1990 che disciplina il commercio delle armi e che vieta in particolare, le vendite ai paesi belligeranti, a quelli sottoposti ad embargo Onu e dell’Unione Europea e a quelli i cui governi sono responsabili di gravi violazioni dei diritti umani. La lista dei destinatari dei gioielli di morte del complesso militare industriale italiano è proprio “nera”: al primo posto c’è la petro-monarchia dell’Arabia Saudita (commesse per 1.100 milioni di euro), poi il Qatar (317), l’India (242), gli Emirati Arabi Uniti (176), il Marocco (112), la Libia (59), la Nigeria (50), la Colombia (44), l’Oman (37). Sembra più un elenco della geopolitica della guerra totale e permanente, dei diritti violati e negati e delle discriminazioni di genere e minoranze nazionali. Ma nel bel paese vige l’indifferenza e il cinismo.

La maestra ci diede un tema: fu una gioia, di Silvia Ballestra
http://bit.ly/dLMnGN

Nel testo libero, a volte graziosamente chiamato pensierino, potevi parlare di te e di quello che ti succedeva attorno senza dover sottostare a regole particolari, senza ancora rattrappirti nelle colonne del foglio protocollo, certo di trovare un lettore attento e partecipe che avrebbe segnalato, ma non punito (anzi a volte sottolineato con divertimento, come qualcosa che ti colpisce e scarta sorprendendoti), l’errore o lo sgambetto del dialetto. Produssi una discreta quantità di testi liberi, confrontandomi col passare delle stagioni, con la nascita di una cucciolata, poi scrissi una lettera minatoria a mia madre che si rifiutava di comprarmi un palloncino: la scrittura aveva del miracoloso e la potevi usare per gli scopi più diversi. Per celebrare la natura, per esempio, o esprimere emozioni, o lanciare invettive. Era qualcosa di liberatorio che portava fuori i pensieri e si lasciava condividere.
Nel testo libero, a volte graziosamente chiamato pensierino, potevi parlare di te e di quello che ti succedeva attorno senza dover sottostare a regole particolari, senza ancora rattrappirti nelle colonne del foglio protocollo, certo di trovare un lettore attento e partecipe che avrebbe segnalato, ma non punito (anzi a volte sottolineato con divertimento, come qualcosa che ti colpisce e scarta sorprendendoti), l’errore o lo sgambetto del dialetto. Produssi una discreta quantità di testi liberi, confrontandomi col passare delle stagioni, con la nascita di una cucciolata, poi scrissi una lettera minatoria a mia madre che si rifiutava di comprarmi un palloncino: la scrittura aveva del miracoloso e la potevi usare per gli scopi più diversi. Per celebrare la natura, per esempio, o esprimere emozioni, o lanciare invettive. Era qualcosa di liberatorio che portava fuori i pensieri e si lasciava condividere.

La lezione di Ed Milliband alla Sinistra italiana, di Pierpaolo Farina
http://www.enricoberlinguer.it/qualcosadisinistra/?p=2596

Ebbene, mentre in Italia la classe dirigente erede del più grande partito comunista d’Occidente, per sopravvivere a se stessa, ha cambiato tra partiti e coalizioni ben 4 volte nome, mantenendo la stessa classe dirigente (esclusi i deceduti), in tutta Europa, guarda un po’, sono talmente strani che cambiano la classe dirigente mantenendo lo stesso partito, rafforzandone e rinnovandone tuttavia l’identità e la tradizione. Consci del fatto che un partito, senza memoria e senza radici, non esiste. E che la Sinistra, senza valori ideali, non vive e non vince.

Quanto si rischia dopo Fukushima, di Luca Carra
http://espresso.repubblica.it/dettaglio/quanto-si-rischia-dopo-fukushima/2148182/12

Quanto peserà Fukushima nel nostro “bilancio radioattivo nazionale”? La risposta cambia di giorno in giorno in base all’andamento delle operazioni di contenimento messe in atto dalle autorià giapponesi nei reattori della centrale. Ma è un fatto che le prime tracce di Iodio 131 targate Fukushima sono state rilevate dalla rete di monitoraggio italiana il 28 marzo. Viste per pochi giorni e poi più perché lo iodio decade in pochi giorni: se non verranno rimpiazzate da nuovi arrivi

Abruzzo due anni dopo, il film, di Laura Antonini
http://espresso.repubblica.it/dettaglio/abruzzo-due-anni-dopo-il-film/2148155
Intervista al regista del documentario, Paolo Pisanelli.

Ha avuto plauso della critica e partecipato a importanti festival cinematografici. Il prossimo 6 aprile, in occasione del secondo anniversario del terremoto dell’Abruzzo, il documentario di Paolo Pisanelli ‘Ju Tarramutu’, girato all’Aquila e dintorni dopo il tragico evento, verrà proiettato contemporaneamente in 20 città italiane. Film auto prodotto “con tanti sforzi” da OfficinaVisioni, Big Sur e PMI, ‘Ju Tarramutu’ è stato partorito con un lavoro sul campo durato quindici mesi. Il suo regista Paolo Pisanelli è anche direttore artistico della Festa di Cinema del reale, che si svolge ogni anno d’estate in Salento.

A proposito della bufala sul famigerato emendamento 1707, di Susanna Curci
http://susanna.diebrucke.it/?p=1228

Mi sono resa conto da ieri che la bufala sull’emendamento 1707 al ddl 1611 sulle intercettazioni, che tanto ha fatto tremare l’opinione pubblica questo giugno, ha ricominciato a circolare su Facebook e nel web. Inizialmente mi ero limitata ad una nota sul social network per spiegare la questione, ma ho poi notato come la notizia (come tutte le notizie false e di gran clamore) si stia diffondendo a macchia d’olio (per avere un’idea dell’entità del problema vi basterà cercare su Facebook la parola “emendamento 1707″ e cliccare su “post di tutti”): così ho pensato di rigirare la cosa anche sul blog.

Ricostruzione o restaurazione
http://www.leftwing.it/politica/332/ricostruzione-o-restaurazione

Alla naturale scadenza della legislatura non crediamo che Silvio Berlusconi abbia molte possibilità di arrivare. Non più di quante, attualmente, ne daremmo a Gheddafi. Fa però ugualmente impressione notare che nel 2013 saranno passati vent’anni esatti dal primo atto della sua “discesa in campo”: l’inattesa dichiarazione di sostegno a Gianfranco Fini, proprio lui, allora candidato sindaco a Roma, e proprio contro Francesco Rutelli, suo attuale compagno di schieramento. I due campioni della prima sfida bipolare del paese, attorno ai quali si costituirono i primi embrioni dei futuri centrosinistra e centrodestra, sono finiti entrambi, orfani dei rispettivi partiti di provenienza, nel terzo polo neocentrista guidato dall’Udc di Pier Ferdinando Casini, che dello schema bipartitico avrebbe dovuto essere la prima vittima. Duplice, e molto istruttiva, ironia della storia.

Merkel: da stella dell’Europa a leader senza coraggio
http://www.repubblica.it/esteri/2011/03/28/news/merkel_commento-14170474/
Crolla il partito di Angela Merkel sotto i colpi dei Verdi (leggere qui): il commento.

L’Europa, che l’ha subita come leader senza averla scelta, l’aveva già ampiamente bocciata. Ora la bocciatura, sonora, clamorosa, arriva anche dai tedeschi. Il declino di Angela Merkel si tinge di grigio, come la sua ascesa. Il grigiore di chi non riesce ad essere all’altezza del ruolo che la Storia le ha affidato. “Una ragazza viziata, che ha paura della propria ombra”, era stato già anni fa il lapidario commento che Helmut Kohl, suo padrino politico, aveva confessato ad un vecchio amico italiano.

La rivincita dei blogger, i guru dell’informazione, di Federico Rampini
http://www.repubblica.it/esteri/2011/03/28/news/rivincita_blogger-14173914/

Ti accorgi che qualcosa sta cambiando quando nella conferenza stampa Barack Obama di fronte a una selva di mani alzate sceglie di dare la parola al corrispondente di Politico.com, un blog. È lo stesso corrispondente a cui il protocollo della Casa Bianca assegna uno dei rari posti in prima classe sul volo charter (ribattezzato Air Force Two) che segue il presidente in trasferta all’estero. Quell’onore fino a poco tempo fa era riservato agli anchor di Cnn e alle grandi firme del New York Times, Washington Post.

Storia di Yeabsera, il bambino che ha voluto nascere lo stesso, di Mariagrazia Gerina
http://www.unita.it/italia/storia-di-yeabsera-il-bambino-br-che-ha-voluto-nascere-lo-stesso-1.279284

Se non c’è uno ius soli, che riconosca la cittadinanza ai bambini nati in terra italiana, in questo paese bagnato dalle acque di guerra, dovrebbe esserci almeno uno ius maris. O l’Italia dovrebbe inventarselo davanti al coraggio che ha permesso a Yeabsera di venire al mondo, dopo quattro giorni in balia delle onde, sulla prima carretta stracarica di uomini, donne e bambini in fuga dalla Libia. A dispetto della guerra e delle persecuzioni da cui i suoi genitori, entrambi etiopi, fuggivano, degli scafisti che per 1200 dollari ciascuno avevano stipato trecento persone su un legno fradicio di diciotto metri. E della nave Nato che dopo averli soccorsi con un po’ d’acqua li ha lasciati al loro destino.

Il dilemma atomico della piccola Italia, di Giovanni Valentini
http://bit.ly/hFtpCE

Il timore, invece, è proprio quello che sull’energia nucleare il governo italiano sia intenzionato a scatenare una crociata atomica, una guerra di religione, alimentando nuove tensioni e fratture in un Paese già troppo diviso dai retaggi ideologici del Novecento e dalla più concreta contrapposizione degli interessi in gioco. Nessuna speculazione e nessuno sciacallaggio, d’accordo. Non sarebbe corretto né opportuno. E soprattutto non sarebbe rispettoso nei confronti del dramma che il popolo giapponese sta vivendo sulla sua pelle.

Fukushima: anatomia di un disastro, di Giovanni Spataro
http://bit.ly/fKnBut
L’articolo ricostruisce le cause tecnico-scientifiche che hanno portato al pericolo nucleare in Giappone.

A questo punto, il problema da affrontare era lo smaltimento del calore residuo generato dal decadimento dei numerosi isotopi radioattivi prodotti dalla fissione. «In condizioni normali – specifica Borio – i sistemi di raffreddamento sono alimentati dalla rete elettrica». In questi sistemi, l’acqua circola all’interno del nocciolo, assorbe il calore prodotto dalla reazione di fissione, esce dal nocciolo, è raffreddata da uno scambiatore di calore e ritorna nel nocciolo, dove assorbe altro calore. Grazie a questo ciclo, la temperatura rimane sotto controllo e a valori normali per la gestione dell’impianto in sicurezza. «Il sistema di raffreddamento, però, nei reattori uno, due e tre di Fukushima Daiichi si è interrotto perché si è interrotta la fornitura di corrente elettrica di rete, probabilmente a causa di danni provocati dal terremoto»

Senza Bossi e Di Pietro, di Carmine Saviano
http://bit.ly/fl7L63

L’analisi de “Il futurista” parte dal Carroccio. Dai suoi continui attacchi al sentimento nazionale. Dagli ultimi “oltraggi” alle celebrazioni per il 150° anniversario dell’Unità. La Lega, un partito con un impianto politico basato su un codice tribale, secondo cui “la parte del paese ricca e virtuosa sarebbe costretta a fare l’elemosina alla parte povera e truffaldina”. Una linea che impedisce al Paese di cogliere le opportunità del federalismo. Che “in questo clima diventa un tiro alla fune”. Poi il partito di Antonio Di Pietro, “quello per cui il fascismo è tra noi, il Quirinale ne è complice ed ogni riforma della giustizia è la vendetta dei ladri contro i giustizieri”. Un formazione politica che regala al Paese “fuoriclasse come De Magistris o Scilipoti”. E che rappresenta “un’ipoteca pesantissima su ogni alternativa di governo all’attuale centrodestra”.

Iniziativa per migliorare la collaborazione tra Debian e Ubuntu, di xtow
http://bit.ly/grhfb5

Stefano Zacchiroli, attuale Debian Project Leader, e Matt Zimmerman, CTO di Ubuntu, hanno deciso di intraprendere il primo passo concreto per migliorare la collaborazione tra Debian e le distribuzioni derivate, prima fra tutte Ubuntu.
Il progetto che prende vita è stato denominato DEX e si prefigge il compito concreto di predisporre tutti gli strumenti necessari per avviare un “percorso veloce” di introduzione in Debian delle patch, dei bugfix e dei miglioramenti ai pacchetti che le distribuzioni derivate applicano al loro software.

Berlusconi perde carisma e gli elettori lo salutano, di Michele Ciliberto
http://bit.ly/f4jyYo

È ciò che sta accadendo in questo periodo: oggi Berlusconi non è più in grado di soddisfare gli appetiti – molto concreti, molto materiali – dei suoi elettori, i quali stanno cominciando a distaccarsi perciò da lui. In questo distacco non agisce una critica di ordine morale relativamente al rapporto tra sesso e potere che Berlusconi ha incarnato in questi anni e ha trasmesso come una forma naturale del proprio potere personale. L’Italia è ormai un Paese per larga parte secolarizzato, compresi soprattutto gli elettori di Berlusconi che si sono anzi spesso compiaciuti delle sue prodezze sessuali. Il distacco, se avviene, si produce su un altro terreno: quello degli interessi concreti e materiali dei suoi seguaci i quali insoddisfatti dal loro leader cominciano a prendere in considerazione la possibilità di abbandonarlo.

Su matematica e letteratura, di Roberto Natalini
http://bit.ly/dNpczU
L’autore risponde alla domanda: è più importante la matematica o la letteratura?

Secondo me tutti e due, il matematico e lo scrittore, ragionano di fondo allo stesso modo, spostando i nostri punti di vista. Nessuna teoria a priori. Si procede con un’idea concreta (la storia di un tizio, un certo sistema di equazioni) e si cerca e si intuisce e si scopre, piano piano come va a finire, per istinto o esperienza, lasciando alla rifinitura finale, e al mestiere, la cura dei dettagli.

Le nostre centrali con la cupola disegnata dal Brunelleschi, di Francesca Fornario
http://bit.ly/fpnpFD

Nuove si fa per dire: le centrali che ci accingiamo a costruire sono così obsolete che la cupola dei reattori l’ha disegnata il Brunelleschi. Non c’è nemmeno il timer. Ma c’è una meridiana. Dopo un costruttivo confronto con Bertolaso («Silvio, hai detto scorie radioattive?! Ma se non sappiamo smaltire nemmeno i mozziconi delle sigarette!»), Berlusconi ha concluso che il nucleare «Non è pericoloso». Non so voi, ma io preferirei ascoltare un altro parere: per lui non era pericoloso nemmeno assumere come domestico un mafioso pluriomicida che gli faceva saltare le bombe in giardino. Per l’amministratore delegato dell’Enel, Fulvio Conti, il nucleare deve andare avanti, nonostante il disastro giapponese: «Non bisogna reagire in maniera emotiva». Glielo ha detto il suo oroscopista.

Mollate lo studio e andate a lavorare, di Giampaolo Pansa
http://bit.ly/gk23zI

Ricordati che possiamo sempre ritornare poveri! Di solito rispondo così ai ragazzi e alle ragazze che, per telefono o per lettera, mi chiedono di aiutarli a fare il giornalista. Prima gli domando che cosa fanno oggi. Loro mi spiegano che vanno all’università. Chiedo: in quale ateneo? Così scopro che esistono sedi universitarie che non ho mai sentito nominare. Con strani corsi di laurea. Tutti creati allo scopo di offrire uno stipendio a docenti spesso improvvisati. Quelli di giornalismo sono colleghi ancora in attività o in pensione, saranno anche bravi, però non ricordo un articolo scritto da loro.
A quel punto chiedo al ragazzo o alla ragazza: lo sai che in Italia i giornalisti sono troppi e molti editori stanno sfoltendo le redazioni, anche in testate importanti? No, non lo sanno. Allora domando: perché vuoi fare il giornalista? Risposta: perché mi piace scrivere, e al liceo avevo ottimi voti in italiano. Altra domanda: la tua famiglia è ricca? Risposta: per niente, anche se riesce a pagarmi l’università. Nuova domanda: perché non scegli un’altra professione, ad esempio l’infermiere, il paramedico, la badante?

A partire da questa settimana, nel menù del blog trovate il link della categoria La settimana, così che sia più facile e immediato accedere a questi post. Buona lettura.

Due Csm: uno a Piersilvio, uno ai figli di Veronica, di Francesca Fornario
http://bit.ly/i7nvpd

Nel frattempo, il Consiglio dei Ministri approva la riforma della giustizia che prevede la divisione in due del Csm (questione di equità, spiega Ghedini: una parte andrà a Piersilvio e Marina e l’altra ai figli di Veronica) e nuove norme sulla responsabilità dei magistrati: se il Pm ha torto, paga il Pm. Se ha torto l’imputato paga il ragionier Spinelli. La riforma suscita polemiche: è così ricattatoria che invece che in Parlamento sarà messa ai voti a Mirafiori, ma Berlusconi esulta: «Sogno questa riforma dal 1994, l’anno in cui Ruby aveva sette anni».

L’Italia degli amori è unita?
http://bit.ly/ggm2iG

Se io sento quello che senti tu, per empatia o condivisione o altruismo o senso civico, ti sono vicino, mi sei vicino. Si giudica dell’amore solo perché si è lontani mille miglia dall’amore. Vi siete innamorati, certamente. Hanno un senso il giudizio, il calcolo, l’opportunità? No. C’è una spinta che vi porta a condividere con l’altro più momenti possibili, vissuti o narrati, perché con l’altro vi sentite pieni, migliori, nutriti, forti. Che l’altra persona sia del vostro o del sesso opposto non ha nessunissima importanza. Il linguaggio unico e misterioso dell’attrazione amorosa è uguale. Dunque se intercettiamo l’amore e le sue costruttività – vi siete accorti che quando due sono in coppia si vede anche se non lo dicono, e che spesso l’amore ha “figli” che possono essere progetti e passioni in comune? – allora siamo sulla buona strada.

Il simbolo piegato del gigante fragile, di Federico Rampini
http://bit.ly/eMK4D8

Con la Tokyo Tower si è piegata l’illusione di prevenire le catastrofi e proteggersi grazie alla ricchezza. Il mondo intero assiste sgomento alla sofferenza del paese più evoluto, più sofisticato nelle tecniche antisismiche e nella protezione civile. La Tokyo Tower, quell’antenna tv di 330 metri che manda i segnali della rete Nhk, non è solo la torre Eiffel dei giapponesi e la loro risposta all’Empire State Building. È il simbolo di una nazione che “si piega ma non si spezza”, che ha assorbito la tragedia unica nella storia umana di due olocausti nucleari. Da ieri il Giappone ha capito che non basta sapersi “piegare”, la flessibilità delle nuove tecnologie di costruzione non lo ha salvato dalla tragedia. La modernità è sconfitta e molti abitanti della capitale d’istinto ieri sono fuggiti verso le piazze e i parchi antistanti il Palazzo imperiale: è l’unica zona di Tokyo dov’è proibito costruire grattacieli, e tutti gli edifici sono bassi.

Ancora divise in piazza, di Lucia Palmerini
http://www.diebrucke.it/ancora-divise-in-piazza/

Appare chiaro che sono necessarie politiche che favoriscano la partecipazione femminile, le quote rosa per ridimensionare le lobby e dare spazio a donne preparate che trovano sempre più spesso solide barriere sulla loro strada, infrastrutture per l’infanzia ed il potenziamento della legge sullo stalking.
Io non voglio diversificarmi, non credo di essere superiore, non accuso nessuna di non capire i problemi della società, ma semplicemente critico gli atteggiamenti di noi donne. Il mio desiderio è di poter scendere in piazza portando delle richieste concrete che vadino a beneficio di tutte e tutti e non per difendere l’orticello di casa.

Antropologia berlusconiana, di Nicola Lagioia
http://www.minimaetmoralia.it/?p=3932

Credo che un’antropologia berlusconiana esista, e tuttavia mi sembra che sia solo l’ennesimo anello di una lunga catena, un episodio (benché importante, il più prossimo a noi) della lunga, sorprendente, spesso inquietante mutazione antropologica di cui il popolo italiano è stato protagonista nell’ultimo secolo e mezzo. Sarebbe consolatorio, oltre che falso, pensare che un meteorite caduto dalle parti di Arcore circa trent’anni fa abbia cambiato tutto, nella storia politica del nostro paese e soprattutto nella testa dei suoi cittadini. Individuare in un’unica persona non l’incarnazione più evidente ma la causa dei nostri mali sarebbe anche un modo per non prendersi il fastidio di mettersi in gioco: se la Storia la fa un uomo e non un popolo, tanto vale restarsene a casa, rinunciare a partecipare o a lottare quando è il caso.

La legge contro gli sconti sui libri
http://www.ilpost.it/2011/03/04/legge-levi-sconti-libri/

Mercoledì scorso il Senato ha approvato quasi all’unanimità – unici astenuti i senatori radicali – un disegno di legge sulla “Nuova disciplina del prezzo dei libri” promosso da Riccardo Levi, senatore del PD. La legge stabilisce che non si possano applicare ai libri sconti superiori al 15 per cento del loro prezzo.

Addio posto fisso, lavoro da casa, di Gaia Barcellona
http://www.repubblica.it/economia/2011/03/04/news/wwworkers-13076537/

Coraggiosi, creativi, indipendenti e pronti a “buttarsi”. Sono i wwworkers, migliaia di persone che si mettono in proprio puntando sul web per diventare imprenditori e scommettendo solo sulle proprie forze (e finanze) per cambiare vita. A tracciare il loro identikit ci ha pensato Giampaolo Colletti in un libro che fotografa un fenomeno in continua crescita, quello dei nuovi lavoratori della Rete.

La crisi e le rivolte in Nord Africa, di Domenico Moro
http://bit.ly/dNrxou

I sommovimenti sociali che hanno scosso il Nord Africa sono stati attribuiti dai media occidentali a cause interne. Le masse arabe si rivolterebbero contro il dispotismo, aspirando ovviamente al modello occidentale di democrazia. In realtà, se spingiamo la nostra analisi al di là della semplice realtà fenomenica ci rendiamo conto che quanto accaduto è il riflesso della crisi e della globalizzazione, entrambe fenomeni con epicentro o guidati proprio dall’Occidente.

Petrolio, armamenti, appalti. Il dossier sugli interessi italiani, di Fiorenza Sarzanini
http://bit.ly/hXuEfD

Sistemi di alta tecnologia, veicoli, elicotteri, infrastrutture, impianti, mangimi industriali: sono affari da miliardi di euro quelli che le imprese italiane hanno concluso in Libia negli ultimi anni. E nell’elenco delle esportazioni tra il 2008 e il 2010 figurano anche ricambi per navi da guerra e per armamenti, dispositivi di tiro, materiali per bombe, razzi e missili. L’ultima relazione trasmessa dagli apparati di sicurezza al ministero dell’Interno fa il punto sulla crisi che sta travolgendo il regime del colonnello Gheddafi.

Traffico di esseri umani protetto da Gheddafi, di Alberto D’Argenio
http://bit.ly/fS4i4g

È Silvio Berlusconi a volere l’accordo di amicizia italo-libico. È lui a spazzare dal tavolo tutti i dubbi che avevano bloccato la diplomazia italiana e il governo Prodi dallo scendere a patti con Muhammar Gheddafi. Costi quel che costi, la normalizzazione dei rapporti con Tripoli e l’amicizia con il dittatore libico deve diventare uno dei vanti della politica internazionale del Cavaliere.

Siamo già alla terza settimana, sono soddisfatto. Potete trovare i consigli di lettura delle scorse settimane qui e qui. Invece, le letture di questi ultimi sette giorni sono le seguenti:

Dentro Wikileaks, di Fabio Chiusi
http://ilnichilista.wordpress.com/2011/02/19/dentro-wikileaks/
Recensisce il libro Inside Wikileaks di Daniel Schmitt (pseudonimo di Daniel Domscheit-Berg, cofondatore del famoso progetto).

Da ultimo, Domscheit-Berg pone una domanda di carattere più generale, che riguarda l’ecosistema stesso dell’informazione del futuro. «Chi critica che i segreti siano sempre nelle mani di certi poteri», scrive, «ora deve porsi la domanda se con l’attuale strategia di divulgazione siano davvero passati sotto il controllo della comunità. O se invece siano semplicemente cambiati i custodi dei segreti». In altre parole, con il modello inaugurato da Wikileaks siamo sicuri che ciò che non si doveva sapere sia davvero a immediata disposizione del pubblico e non, piuttosto, ostaggio di soggetti diversi?

Moretti, ecco il nuovo film, di Malcom Pagani
http://espresso.repubblica.it/dettaglio/moretti-ecco-il-nuovo-film/2144527/
Recensione di Habemus papam, l’ultimo lavoro di Nanni Moretti.

Un Pontefice depresso, che si sente inadeguato al ruolo (Michel Piccoli). E che prima si fa psicanalizzare, poi scappa in incognito dal Vaticano. È la trama di ‘Habemus papam’, che sarà presentato a Cannes.

Rivoluzione? Cosa (non) cambia in Egitto, di Daniele Scalea
http://www.eurasia-rivista.org/8290/rivoluzione-cosa-non-cambia-in-egitto

In Egitto non si è, almeno per ora, assistito ad una rivoluzione, bensì ad un colpo di Stato militare. La deposizione di Mubarak non ha indebolito, bensì rafforzato il regime. Gli USA non sono usciti sconfitti, perché hanno giocato su più tavoli, sostenendo tutte le forze in campo in Egitto. O quasi. L’incognita dei Fratelli Musulmani e lo “scenario turco”.

Commissione antimafia: i partiti hanno violato il codice sulle candidature, di Carlo Leoni
http://bit.ly/i1EcBu

La Commissione antimafia, nei giorni scorsi, ha confermato quel che Sel aveva denunciato nei mesi passati : il codice etico sulle candidature, ancorché approvato all’unanimità, viene regolarmente disatteso e ignorato dalle forze politiche. In occasione delle elezioni regionali e amministrative dell’Aprile scorso tutti i partiti, con l’eccezione di Sel e Idv, hanno candidato persone a vario titolo implicate in procedimenti contro la criminalità organizzata.

Detenute madri, ddl approvato alla Camera, di Susanna Curci
http://susanna.diebrucke.it/?p=1201

Partendo dal principio, ad oggi in Italia vivono in carcere circa 56 bambini, figli di donne detenute, distribuiti in 11 istituti, dei quali il più “affollato” è il carcere femminile di Rebibbia, attualmente con 15 casi di detenute madri. Che bambini con meno di tre anni possano essere chiusi in carcere fin dalla nascita, con tutta l’influenza psicologica che questa situazione potrà avere sulla loro vita, è un’anomalia giuridica risalente ad una legge del 26 luglio 1975 sulla riforma dell’ordinamento penitenziario, avente lo scopo di proteggere il rapporto tra le madri detenute e i figli, in accordo con l’articolo 31 della Costituzione sulla tutela dell’infanzia e della maternità.