Per la serie “facciamoci due risate”.
Il Corriere della sera cerca (riporto testualmente, l’annuncio integrale lo trovate qui) “giovani redattori” per assunzione. Se guardate con attenzione l’annuncio, oltre i requisiti per così dire “più canonici”, uno incute maggiore perplessità sugli altri: essere iscritti all’albo dei giornalisti professionisti.
Come si fa ad iscriversi all’albo dei giornalisti professionisti? Bisogna aver praticato per almeno 18 mesi presso una testata dove siano presenti altri professionisti (leggi: “una testata importante”), retribuiti come previsto dal contratto (leggi: “pagati profumatamente”, perché un giornalista professionista è appunto un professionista). Poi bisogna sostenere un esame scritto e infine un secondo esame orale, alla presenza di un magistrato (leggi “non è un esame che si può dare tutti i giorni”). Tempo stimato: due anni.
Il problema che si pone è: quale “giovane redattore”, al giorno d’oggi, verrebbe assunto subito dopo la laurea o subito dopo un qualsiasi percorso di studio, presso una testata importante, per di più pagato profumatamente, per di più per svolgere un praticantato che dovrebbe (e deve) essere reale?
Sono necessarie come minimo precedenti esperienze (parliamo comunque di un “professionista”, ripeto), nonché delle raccomandazioni “forti”.
Tipicamente e raccomandazioni a parte, prima di poter fare questo “salto” è necessario aver lavorato almeno due o tre anni presso una testata più piccola o con uno stipendio un po’ più ristretto, semplicemente perché è difficile credere che una testata importante possa assumere un giovane redattore con le condizioni prima spiegate, se minimo come minimo non ha già praticato altrove un po’, pur avendo tutte le raccomandazioni che si possono avere (sarebbe un “primo impiego” un po’ esagerato per un neo-laureato, o diversamente dovremmo parlare di un neo-laureato già inquadrabile come “professionista”).
Anche perché e come già accennato il cosiddetto “praticantato” deve essere reale (leggi: “gli articoli che scrive per quella testata importante devono essere pubblicati, nonché redatti con una certa frequenza”) e quindi, anche se raccomandati dal Papa in persona, difficilmente assumerebbero, impiegherebbero e pagherebbero profumatamente qualcuno senza un minimo di esperienza o senza capacità già dimostrate. Sarebbe una raccomandazione estremamente nociva e estremamente dispendiosa per chi la dovesse accettare.
Magari – mettiamola così – in sintesi bisognerebbe essersi precedentemente iscritti all’albo dei giornalisti pubblicisti o aver svolto un percorso equivalente. Tempo stimato: due o tre anni.
Anche qui, però, non è tutto così semplice. Se hai qualche raccomandazione, anche “modesta”, non dovrebbero esserci troppi problemi nel farsi assumere, seppur con una paga “ristretta”, da un (ad esempio) giornaletto di provincia. Se invece non hai raccomandazioni, la situazione si complica, in quanto anche i più miseri giornaletti di provincia hanno i loro cazzi con i tempi che corrono e difficilmente anche loro andrebbero ad assumere un neo-laureato seppur con una paga media. Non ne hanno bisogno, dette in poche parole.
Diciamo che prima di arrivare a questo punto devi “smazzarti” un po’, in una qualsiasi forma possibile e per un tempo non meglio definibile. Non so: inizialmente ti possono mettere a correggere bozze, oppure ti pagano in nero e non ti danno un contratto, o altre cose così. Volendo essere buoni, stimiamo in questo caso uno o due anni.
A tutto questo casino si aggiunga il tempo minimo per laurearsi, preferibilmente con la specialistica. Sarebbe opportuno (se fate attenzione, nell’annuncio è riportato) aver conseguito, successivamente alla laurea, anche un diploma di giornalismo presso una scuola di giornalismo riconosciuta, che richiede altro tempo, molti soldi e altre raccomandazioni e che va a sommarsi al tempo per la specialistica.
Insomma: “giovani redattori”, sì. Ma con almeno 32-35 anni (ammesso che siano stati parecchio ma parecchio veloci tra i vari step, senza perdere nemmeno un mese di tempo tra l’uno e l’altro), se non addirittura 35-40, come è più probabile. In più, almeno e sicuramente 2-3 anni di esperienze lavorative “importanti”, nonché forse e probabilmente altri 2-5 anni di esperienze lavorative “meno importanti”. Senza contare, ci mancherebbe, raccomandazioni da tutte le parti e un bel po’ di soldi per tutta la carriera di studio.
Fate un po’ voi.












(08/11/2011, 00:50)
Ciao,
stavo facendo una ricerca e mi sono imbattuta nel tuo articolo, scritto qualche mese fa. Purtroppo non risponde a verità: posso assicurarti che ci sono più persone di quante credi che hanno partecipato alla selezione e che sono in possesso dei requisiti. Io, per esempio, che ho 31 anni, ma anche molti altri più giovani di me. A marzo ho fatto l’esame di stato e la maggioranza aveva sui 25-30 anni di età. La speranza è che – almeno in questa occasione – le raccomandazioni non contino, anche se bisogna dire che il Corriere della Sera vive anche del lavoro di tanti precari già presenti nelle redazioni: non si capisce perchè non abbiano assunto quelli, invece di cercare persone nuove!
Detto questo, concordo nel dire che il percorso per arrivare fin qui non è facile (io ho preso la via del pubblicista prima e praticantato poi) e che pagando – purtroppo – si velocizza parecchio.
Ciao e buona fortuna se anche tu stai andando in questa direzione!