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Attualità

Sono pur sempre nostri amici

L'atteggiamento dell'Egitto a fronte della drammatica morte di Giulio Regeni ci permette di avanzare alcune considerazioni essenziali. Dove quella loro essenzialità è dovuta da una parte dalla rilevanza assoluta del tema, dall'altra dalla tardività con la quale l'opinione pubblica sta cominciando (parzialmente) ad interessarsene.

Meglio tardi che mai, si direbbe. Ma sta venendo a galla una realtà che purtroppo non solo è già realizzata, ma peggio è ormai radicalizzata e si configura semmai come ordinarietà delle cose. Oggi viene a galla semplicemente perché ormai la sua evidenza è tale da aver posto rimedio anche alla miopia politica comunemente diffusa nel nostro paese.

L'Italia è un paese abituato a una totale sottomissione nei confronti di qualsiasi potente. E - si badi bene - non solo con quanti sono effettivamente più potenti di essa (come Usa o Germania), ma peggio e praticamente verso chiunque sia capace di mostrare detenere un qualsiasi potere o autorità, a prescindere da quale sia e da quale peso abbia.

Negli ultimi tempi, questo atteggiamento si è consolidato nei confronti di paesi come Israele o Turchia.
Due casi più recenti noti anche a chi si informa saltuariamente e solo tramite i mass media: l'accoglienza riservata ad Hassan Rohani, presidente dell'Iran, paese notoriamente conosciuto per l'assenza di ogni forma di giustizia, nonché per il triste record di esecuzioni capitali. Proprio il governo guidato da Rohani ha portato a termine 1084 esecuzioni solo nel 2015 e un totale di 2277 da quando è in carica. Come già saprete, in segno di suo rispetto si è arrivati persino all'umiliante gesto di dover coprire alcune opere d'arte, facendo sì che fosse l'ospitante ad adattarsi agli usi e ai costumi dell'ospite, e non viceversa come ci si aspetterebbe.
Oppure il caso dell'Arabia Saudita, anch'essa tristemente nota perché disconosce numerosi e fondamentali diritti civili, perché sta portando avanti una guerra violenta e illegale contro la popolazione (civile!) yemenita e infine perché è uno dei principali fornitori d'armi dell'ISIS. In visita nel loro paese, i rappresentanti del nostro governo hanno sgomitato l'uno contro l'altro per ricevere in regalo dei rolex d'oro dai principi sauditi, ricordando l'immagine delle galline che strepitano e si beccano quando il contadino getta a terra i chicchi di granturco.

Quando per forza di cose l'Italia entra a contatto anche con le vittime di questi (è inevitabile che accada), la questione assume dei caratteri ancora più grotteschi e paradossali: si finisce ovviamente con il colpevolizzare le vittime, spesso volgendo loro l'accusa implicita di opporre resistenza ai propri aguzzini. Può essere il caso dei palestinesi o dei curdi, ma è in realtà una condizione molto più diffusa e che spesso scade persino nel disinteresse più totale: a proposito dei recenti casi appena citati, può essere il caso della popolazione civile degli yemeniti oppure di tutte le minoranze (sessuali e non) presenti in Iran.
Per estremizzare, personalmente sto aspettando il giorno in cui, per difendere l'operato del governo iraniano che ha una particolare antipatia proprio nei confronti degli omosessuali, primo oggetto delle sue persecuzioni, qualcuno dei nostri affermerà qualcosa come: evidentemente in Iran gli omosessuali sono esageratamente omosessuali, ben oltre il limite della tollerabilità.

Veniamo all'Egitto. Secondo fonti riportate dall'Huffington Post, Giulio Regeni è stato arrestato e torturato dalla polizia turca insieme ad altre quaranta persone, precisamente dissidenti politici. Non è stato quindi un caso isolato. Piuttosto, questa situazione era già ampiamente diffusa. In questo interessantissimo articolo si spiega che:

Già lo scorso anno Human Rights Watch aveva parlato di migliaia di arresti e, in almeno 90 casi, di persone scomparse nel nulla, di veri e propri desapaceridos. Alcuni sono stati poi ritrovati in carceri già famose durante il vecchio regime per essere ingranaggi di una macchina del terrore, ma il fenomeno non sembra scomparire.

La stragrande maggioranza degli italiani conosce l'Egitto per Sharm el-Sheikh, le piramidi e i faraoni, il Nilo. Fine. Ma la verità è che quanto è accaduto a Regeni non è né una novità, né un'eccezionalità. Semmai, tutto al contrario: l'Egitto è l'ennesimo paese in cui è sufficiente scrivere un articolo che critica il governo per trovarsi, la mattina seguente, in fondo a una fossa.

Come dicevo, l'Italia è un alleato di tutti questi e ne è completamente e ormai inevitabilmente sottomessa. Di più: l'Italia soffre l'ansia di essere sempre in prima fila, quando si tratta di farsi amici assassini e oppressori di ogni sorta e ogni risma. Non a caso Matteo Renzi è stato il primo leader occidentale a recarsi in Egitto dopo l'elezione di Abdel Fattah Al-Sisi, autore del nuove regime e responsabile (politicamente e moralmente) dell'assassinio di Giulio Regeni, per congratularsi con lui.

C'è anche dell'assurdo: come accade sempre dalle nostre parti, se fortunatamente Regeni non fosse morto, avremmo continuato a disinteressarci di quanto accade in Egitto, nonostante sarebbero comunque accadute le stesse cose.

Il motivo di tutto questo è abbastanza semplice e rasenta l'ovvietà: in tema di rapporti internazionali, si ragiona in base a convenienza ed efficacia e non invece in termini di moralità e giustizia sociale.
Ritornando ai famosi casi già citati: grazie alla visita di Rohani, Italia e Iran hanno stipulato contratti per un totale di 17 miliardi di dollari (di 15 miliardi di euro); oppure, l'Arabia Saudita è un ottimo acquirente di armamenti italiani, gli stessi che poi passa sotto banco all'ISIS, gli stessi contro i quali poi dovremmo andare a combattere (che buffo il caso, eh?).

All'infuori di discorsi utopici riguardo un mondo migliore e governato dalla pace, il problema è che - anche in termini strettamente materialistici - questo atteggiamento è improduttivo e nocivo. L'Italia, rispetto a tutti gli altri suo omologhi, esagera: il Presidente dell'Iran è accolto ovunque, ma nessuno rinuncerebbe mai alla propria cultura per lui; tutti vengono ospitati dai principi sauditi, ma altri normalmente rifiuterebbero regali di dubbio gusto, che anzi quasi ricordano la puzza di concussione.
Infine: tutti si accordano e stringono amicizie con dittatori, genocidi e terroristi di ogni sorta, ma solo quando i vantaggi opportunistici superano di gran lunga qualsiasi scrupolo morale. L'Italia no, l'Italia lo fa indiscriminatamente, in una foga isterica secondo la quale sarebbe bene farsi tutti amici.

Questo, tuttavia, sul lungo termine crea l'immagine di un paese con scarsissima autorevolezza, capace di un asservimento totale e continuo, sempre pronto alla genuflessione come metodo di approccio esterno e dalle ginocchia ormai consumate.

Succede, alla fine, che il governo egiziano ci venga a raccontare prima che Regeni è stato vittima di un incidente stradale, poi della criminalità comune. Succede che l'ambasciatore italiano al Il Cairo, Maurizio Massari, affermi che:

La collaborazione dell'Egitto non è da dare per scontata

Come se fosse normale e quasi accettabile che un cittadino italiano, in veste di civile, venga rapito, torturato e infine assassinato da un governo straniero senza che questo sia nemmeno tenuto a fornire alcuna giustificazione.

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Premessa: è un articolo come migliaia che si trovano sul web, su siti e testate più o meno attendibili o più o meno professionali.
Riporto questo come esempio semplicemente perché è stato l'ultimo che ho avuto modo di leggere e per il quale ho trovato tempo per scriverne.


Il The Post Internazionale ha pubblicato questo articolo, che riporta nel titolo:

250mila bambini uccisi o violentati in Colombia da quando è in vigore la tregua tra governo e Farc

Poi, nel corpo dell'articolo:

Dal 2013 a oggi le ostilità in Colombia hanno annientato la vita di 250mila bambini

Screenshot: 

L'articolo cita come fonte prima un "rapporto dell'Unicef" (nel titolo), poi un "rapporto delle Nazioni Unite" (nel corpo).
Il rapporto è dell'Unicef (e non dell'ONU) e può essere scaricato da qui.

L'articolo dell'Unicef riporta nel titolo:

Over 250,000 children affected by Colombia conflict since 2013, despite peace talks

Poi, nel corpo:

More than 250,000 children have been affected by the conflict in Colombia since peace talks between the Government and the country’s main armed opposition group (FARC-EP) started three years ago, UNICEF said in a report released today

Screenshot:

Il rapporto dell'Unicef dice che negli ultimi tre anni sono oltre 250mila i bambini che sono stati interessati dal conflitto. Ovviamente con questo si intendono anche semplicemente quei bambini che vivono nella regione interessata dal conflitto o che comunque ne vivono direttamente o indirettamente le conseguenze. Ovvero, per semplificare, 250mila sono i bambini che (in un modo o in un altro) hanno vissuto il conflitto.
I bambini uccisi sono invece 75, quelli feriti 180. I bambini uccisi o feriti da mine o ordigni inesplosi sono 130. I bambini vittime di violenze sessuali sono 180. Non avendo modo di dividere il terzo e il quarto dato ed escludendo quindi soltanto i semplici feriti, possiamo dire che nella peggiore delle ipotesi i bambini uccisi sono massimo 385.


Qualche considerazione.

Chiunque abbia un minimo di informazioni riguardo il conflitto tra governo colombiano e Farc avrà subito riconosciuto come inverosimile quella cifra, visto che trattasi di guerriglia locale e di un conflitto razionalmente circoscritto ad alcune regioni colombiane e soltanto ad alcune attività militari.
Ma, anche se così non fosse, anche se si fosse del tutto all'oscuro dell'argomento: se i bambini uccisi dovessero veramente essere 250mila, si dovrebbe legittimamente stimare che i morti totali dovrebbero allora ammontare ad alcuni milioni (sommando anche giovani, adulti e anziani). Si tratterebbe dunque di una guerra su una scala molto maggiore e che dovrebbe coinvolgere non solo un maggior numero di persone, ma anche un territorio molto più ampio. Ovviamente non c'è notizia di nulla di tutto questo, da momento che non è.

Per dare un'idea: il numero di morti totali in Siria dall'inizio della guerra civile ad oggi viene stimato proprio intorno alle 250mila unità.

Alcune ipotesi:

  • il giornalista ha tradotto male l'articolo dell'Unicef. Probabilmente non ha letto il rapporto completo, che è molto più dettagliato riguardo i dati e che quindi difficilmente avrebbe portato a ripetere lo stesso errore. Ha quindi fatto affidamento a un numero molto limitato di fonti (una sola), evitando persino quelle facilmente e immediatamente accessibili (il rapporto completo);
  • il giornalista probabilmente non sa nulla a riguardo dell'argomento trattato, né si è informato a riguardo prima di pubblicare l'articolo, altrimenti quel dato sarebbe sembrato immediatamente sproporzionato;
  • il giornalista non si è posto nessun dubbio riguardo la validità di quanto stava per pubblicare. Per il motivo già spiegato, non si è domandato se sia possibile che in Colombia sia in corso un conflitto che avrebbe causato la morte di 250mila bambini e quindi, di conseguenza, di milioni di persone.

In alternativa a tutto questo, il giornalista potrebbe essersi limitato a copia-incollare una traduzione già sbagliata, prendendola per buona. Ma - inutile a dirsi - è un'ipotesi ancora peggiore.