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La settimana

La settimana XXIV

1) Cosa succede intanto nel mondo
https://www.internazionale.it/notizie/2020/04/28/notizie-mondo-28-aprile

Un breve sguardo, offerto da Internazionale, a quanto sta accadendo attualmente in Bangladesh, Venezuela, Colombia, Libano e Somalia, oltre alla situazione mondiale sui profughi, con rimando a questo articolo (in inglese) della BBC.

2) Mongolia, la patria del distanziamento sociale
http://www.torzeons.com/2020/04/la-mongolia-la-patria-del-distanziamento-sociale

Ho attraversato la Mongolia nell’estate 2012, come tratto conclusivo del Mongol Rally, famosa (e pazza) corsa di beneficenza. Chi mi conosce avrà sicuramente ascoltato alcuni aneddoti su questa straordinaria avventura che mi ha portato in un mese e mezzo dalla piccola Galleriano a Ulan Bator, la capitale mongola, in un furgone assieme ad altre sei persone. Durante l’ultima settimana di viaggio, per circa 1800 km, abbiamo attraversato il paese di Gengis Khan. Di certo una degna conclusione del viaggio più epico della mia vita.

(sognando il post-lockdown, per chi come me è appassionato di cicloturismo e viaggi-avventura, segnalo questo articolo di BikeItaliae quest'altro articolo di Life in travel sulla Mongolia in bici)

3) Covid19, EZLN: «non basta mettersi la mascherina, dobbiamo costruire altri mondi»
https://www.antudo.info/covid19-ezln-dobbiamo-costruire-altri-mondi

La fine del mondo è iniziata con il trionfo del capitalismo e il suo complesso sistema di distruzione della vita e degli elementi naturali che sostengono il pianeta.

Non solo abbiamo un’emergenza sanitaria, abbiamo un’emergenza climatica, una scarsità d’acqua, abbiamo i profughi vittime della guerra in Medio Oriente, del narcotraffico in America Latina e rifugiati ambientali a causa della distruzione dei loro ecosistemi di vita; abbiamo un aumento esponenziale dei femminicidi in tutti i continenti e una corruzione sempre più evidente a tutti i livelli di governo; la crisi è sistemica e la soluzione deve essere uguale.

Non basta lavarsi le mani e mettersi una mascherina, dobbiamo costruire altri mondi possibili e tessere nuove arcate.

4) Non siamo più gli stessi
https://www.internazionale.it/notizie/ida-dominijanni/2020/04/26/lockdown-non-siamo-gli-stessi

Non siamo più gli stessi, soprattutto, perché nel contagio abbiamo capito di essere ciascuno per l’altro, al contempo, pericolo e salvezza, minaccia e rassicurazione, abbandonando le false certezze dell’io autosufficiente e sovrano: e non è possibile valutare i cambiamenti in corso senza partire da questa cruciale rotazione in senso relazionale della soggettività. È questo precisamente il punto che sfugge a chi si ostina a leggere il lockdown come un provvedimento imposto dall’alto, l’esperimento di un regime liberticida che decide arbitrariamente lo stato d’eccezione per farne la norma e infilarci, complici le tecnologie digitali di sorveglianza, in un futuro totalitario. [...] Molto cambierebbe nella narrazione del lockdown se le limitazioni cui ci siamo sottoposti venissero declinate, piuttosto che come attentati alla libertà individuale di movimento, come (auto)contenimento della potenzialità di ciascuno di infettare l’altro: e dunque come il segno di una postura relazionale e responsabile, non ego-centrata e asservita.

5) Gli eretici di Stoccolma. Come e perché la stampa italiana disinforma su Svezia e coronavirus
https://www.wumingfoundation.com/giap/2020/04/svezia-e-coronavirus

Wu Ming racconta approfonditamente come e perché la Svezia ha assunto un percorso socio-politico completamente alternativo per il contenimento del Coronavirus. L'articolo è particolarmente lungo, ma vale la pena avere ampiezza di elementi per comprendere questo modello.

Il governo – di minoranza, composto di socialdemocratici e verdi – ha proibito gli assembramenti con più di 50 persone (fino al 29 marzo il tetto era 500); ha proibito le visite alle case di riposo (fino al 30 marzo il divieto era a discrezione dei comuni); non ha chiuso le frontiere (se non ai voli provenienti da paesi non europei, accogliendo un’indicazione dell’UE), né le attività produttive e commerciali o le scuole; tuttavia dal 10 aprile i locali che non mantengono la distanza di sicurezza tra i clienti saranno prima multati, poi chiusi, se perseverano, e gli istituti di istruzione secondaria superiore, i corsi per adulti e gli atenei sono stati invitati a partire dal 19 marzo ad adottare la didattica a distanza. È stato altresì incoraggiato il telelavoro ovunque possibile, e per tutti valgono le raccomandazioni di seguire le elementari norme igieniche, di distanziamento sociale e di prudenza: stare a casa se si hanno anche solo sintomi lievi o dubbi, non spostarsi se proprio non è necessario, ecc.

6) Abbiate cura - Società della cura e reddito di autodeterminazione
http://effimera.org/abbiate-cura-societa-della-cura-e-reddito-di-autodeterminazione-di-cristina-morini

Eccolo lì, l’individuo impresa che non è oggetto di imposizioni ma è portato a fare ciò che accetta di voler essere e fare, una forma di ascetismo al servizio della prestazione, per stare a Dardot e Laval, che non favorisce dimensioni di cura comune. Il virus, almeno in questo momento, sta mettendo a dura prova la nostra capacità di prenderci davvero cura di ciò che è fuori da noi, scoperchiando ancora una volta il limite contro il quale oggi sembra continuamente infrangersi la vita sociale e l’essere insieme, lo spazio pubblico, collettivo, generale, comune. Non ho sentito esplosioni di sensibilità comune, né vera politicizzazione dei problemi connessi alla cura, le necessarie proiezioni, le indispensabili immedesimazioni. Mi sono distratta? Sarà possibile recuperare? Come ci muoveremo? Cosa immaginiamo? Alcune amiche qualche seria ipotesi l’hanno formulata: può essere base di un sentire comune?

7) Un nuovo stato sociale per uscire dalla crisi
https://www.internazionale.it/opinione/thomas-piketty/2020/04/26/crisi-nuovo-stato-sociale

La crisi può essere anche l’occasione di pensare a una rendita sanitaria e scolastica minima per tutti, finanziata da un diritto universale su una parte del gettito fiscale a carico delle persone più ricche: grandi aziende, famiglie ad alto reddito e grandi patrimoni (per esempio l’1 per cento più ricco del mondo). Dopo tutto il loro benessere si basa su un sistema economico mondiale. Ci vuole quindi una regolamentazione globale per assicurarne la sostenibilità sociale ed ecologica.
Per permettere una simile trasformazione dovremo rimettere in discussione molte cose. Per esempio, il presidente francese Emmanuel Macron e quello statunitense Donald Trump sono pronti ad annullare i regali fiscali che hanno concesso ai più ricchi all’inizio del loro mandato? La risposta dipenderà dalla mobilitazione delle opposizioni e delle maggioranze politiche. Ma una cosa è certa: i grandi sconvolgimenti politico-ideologici sono appena cominciati.

8) Andrà tutto bene solo se la salute diventerà bene comune
https://www.globalproject.info/it/in_movimento/andra-tutto-bene-solo-se-la-salute-diventera-bene-comune/22725

Per decenni molti si sono illusi che il neoliberismo, la competizione sfrenata ed il darwinismo sociale ci avrebbero assicurato benessere a livello globale. Ma se di questo millantato benessere non possiamo beneficiarne tutte e tutti in momenti come quello attuale, a cosa è servito sacrificare il nostro tempo e le nostre vite sull’altare dell’economia? Ancora una volta è palese che la ricchezza che produciamo non è redistribuita né in maniera diretta tantomeno in maniera indiretta. Non stiamo negando che lo sviluppo tecnologico abbia portato l’umanità intera a grandi conquiste sul piano della conoscenza; ciò che mettiamo in discussione da sempre sono i metodi attraverso i quali sono state raggiunte queste conquiste: la prevaricazione dell’uomo sull’uomo, la messa a profitto delle vite, lo sfruttamento costante della natura e della biosfera.

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La settimana

La settimana XXIII

1) Il Covid-19 a Calais
https://www.meltingpot.org/Il-Covid-19-a-Calais.html

In questo momento migranti e migrazioni sono spariti dai discorsi ufficiali, rimpiazzata dall’onnipresente Covid-19. Sembra che la vecchia «emergenza migratoria» sia bloccata da qualche altra parte, tra la Turchia e la Grecia, forse.

Nel Mare del Nord, in quel mare che si vede dalla spiaggia di Calais, nella notte tra il 16 e il 17 aprile sono state identificate e soccorse diverse imbarcazioni di migranti, di cui una con a bordo otto bambini.

Quando nel resto del pianeta il mondo si è (quasi) fermato, in ricerca di protezione, le frontiere restano porose e i trafficanti continuano il loro business sulla pelle di chi intraprende la sfida violenta della migrazione, in cui solo alcuni sopravvivono.

2) Il ruolo rimosso delle donne nella resistenza
https://www.internazionale.it/bloc-notes/annalisa-camilli/2019/04/25/donne-resistenza

Nella maggior parte dei casi le partigiane hanno fatto le staffette: portavano cibo, armi, riviste, materiali di propaganda. Rischiavano la vita, torture e violenze sessuali. Ma non erano armate, quindi non si potevano difendere. Molte donne inoltre hanno avuto ruoli di protezione dei partigiani: li nascondevano, li curavano, portavano loro i viveri nei nascondigli, si preoccupavano della loro sopravvivenza. Altre, in numero minore, hanno partecipato direttamente alla lotta armata.

“Non sarebbe stata possibile la resistenza senza le staffette, tuttavia dopo la guerra poche donne chiesero di essere riconosciute come partigiane”, racconta la storica. [...] “Molte delle donne che hanno partecipato alla resistenza non hanno chiesto un riconoscimento perché hanno dichiarato che sentivano di aver fatto solo il loro dovere”.

3) Madri, staffette, combattenti: la Liberazione delle donne
https://www.storicang.it/a/madri-staffette-combattenti-liberazione-delle-donne-2_14780

Segue sulla falsariga del precedente articolo, con ulteriori approfondimenti e un documentario di Liliana Cavani (La donna nella Resistenza, del 1965, che allego anche qui sotto).

Non erano delle fanatiche, né portavano per partito preso il coltello in mano o fra i denti le 35mila donne che dal 1943 al 1945 parteciparono alle azioni di guerriglia partigiana per liberare l’Italia dal nazifascismo. Le oltre 4.500 arrestate, torturate, condannate, le 623 fucilate, impiccate o cadute in combattimento, oppure le circa tremila deportate in Germania cercavano semplicemente un’esistenza più dignitosa in un Paese libero dall’autoritarismo fascista. Agognavano spazi di libertà al di fuori dagli schemi precostituiti di un regime che le aveva relegate sempre più a fondo nella sfera familiare e domestica. Molte combatterono in montagna dimostrando abnegazione e coraggio, altre cospirarono, fiancheggiarono, fornirono supporto di ogni tipo ai ribelli nella più totale clandestinità, altre ancora tennero tenacemente in piedi famiglie divise, segnate da violenze e lutti.

4) Regolarizzazioni. «Lottiamo anche per tanti italiani»
https://www.avvenire.it/attualita/pagine/lottiamo-anche-per-tanti-italiani

Intervista a Aboubakar Soumahoro, sindacalista italo-ivoriano.

Più che carenza di manodopera, lì abbiamo carenza di diritti. A chiunque vada a lavorare nelle campagne, non ha importanza da dove provenga, vanno garantiti diritti che in questo momento non ci sono. Sto incontrando famiglie italianissime di braccianti che si vergognano perché non riescono a farcela in questa emergenza. Prendono 3,50 euro l’ora, come fanno a pagare l’affitto? Per non parlare delle giornate di lavoro effettivamente comunicate all’Inps. Per esempio su 30 giornate effettuate, ne vengono comunicate 5 o 10, precludendo al lavoratore la possibilità di avere la disoccupazione agricola. Oppure si comunicano i nominativi per la disoccupazione di persone che nei campi non ci hanno mai messo piede. Mi stupisce che i ministri continuino a non pronunciare una sola parola su questo. Nelle campagne italiane è in corso una privazione dei diritti umani più elementari. Non basta solo regolarizzare.

5) L’uomo che uccise Don Chisciotte, vent’anni dopo
https://www.internazionale.it/opinione/piero-zardo/2020/04/23/l-uomo-che-uccise-don-chisciotte-terry-gilliam

Don Chisciotte e Terry Gilliam avevano un conto in sospeso, come racconta il bellissimo documentario Lost in La Mancha. Gilliam ci ha messo quasi vent’anni a portare sullo schermo L’uomo che uccise Don Chisciotte, gli interpreti sono cambiati (Adam Driver ha preso il posto di Johnny Depp, Jonathan Pryce quello di Jean Rochefort) e la sceneggiatura si è evoluta. Ma a questo punto mi piace pensare che il film, dal quale è fantastico lasciarsi travolgere, sia solo un nuovo capitolo di un romanzo che non finirà mai.

(date un'occhiata anche a quest'altro articolo, linkato nel precedente)

6) Tracciamento dei contatti e democrazia: lettera aperta ai decisori
https://nexa.polito.it/lettera-aperta-app-COVID19

Il potere generato dall’accesso e dal trattamento di grandi moli di dati personali è in grado di modificare profondamente i rapporti e le relazioni tra le persone e soprattutto tra i diversi attori sociali, tra consumatori e imprese e inevitabilmente tra i cittadini e lo Stato. È un potere reale ed ambito.

Il diritto alla protezione dei dati personali, diventato per la prima volta diritto fondamentale proprio qui in Europa, tenta di governare questo potere ed ha un perimetro molto più ampio della semplice tutela della riservatezza e della privacy, diritto a cui molti in questo periodo sono astrattamente disposti a rinunciare in cambio di sicurezza sulla propria salute.

7) O’ documento nun to voglio da’
https://voladora.noblogs.org/post/2020/04/22/o-documento-nun-to-voglio-da

 Attraverso questo lavaggio del cervello mediatico, viviamo tutt* l’illusione di essere gli unici responsabili del “futuro della nazione”. In questo modo ci sentiamo quasi in dovere di fare le veci dello stato, (non siamo in fondo noi, lo stato?) e performiamo quotidianamente questa sensazione denunciando chi fa jogging intorno al proprio palazzo, chi porta fuori il cane a più di 200 metri dalla propria abitazione, chi esce a buttare la spazzatura senza mascherina, ecc.. Ed ecco che improvvisamente diventiamo veri e propri “sceriffi da balcone”, pronti a difendere lo Stat(us qu)o al prezzo di manganellate contro “pericolosi” antagonisti, “minacciosi” anziani che vanno a fare la spesa con la propria moglie disabile, coppie “senza scrupoli” che addirittura si permettono di “opporre resistenza” esprimendo la volontà di non mostrare i propri documenti alla polizia municipale. In questo modo contribuiamo a dare all’autoritarismo una parvenza di democrazia. All’idea di aver compiuto il nostro dovere di cittadini rispettosi della legge, tiriamo un sospiro di sollievo. Ma il confine tra legale e illegale non siamo noi a deciderlo, e cambia troppo rapidamente. La partita, però, si sta giocando altrove, ed è iniziata da tempo.

8) Cosa ci aspetta
https://www.ilpost.it/2020/04/22/coronavirus-conseguenze-scenari-new-york-times

Il giornalista scientifico Donald G. McNeil Jr., che negli ultimi vent’anni ha seguito per il New York Times diverse epidemie in tutto il mondo, dall’AIDS a ebola alla SARS, ha scritto un lungo articolo in cui ha riassunto quanto gli hanno detto oltre venti esperti di salute pubblica, epidemiologia e storia su quello che ci aspetta nel prossimo anno. Quello di McNeil è uno dei più documentati e completi articoli usciti finora sulle potenziali conseguenze della pandemia da coronavirus: per quanto si rivolga a un pubblico statunitense, la maggior parte degli scenari descritti è utile per farsi un’idea di quello che potrebbe essere il futuro nel breve e medio termine anche in Europa e in Italia.

p.s. oggi esce il numero uno della nostra fanzine, Il Basso. Potete scaricarlo qui (con un mio articolo a pagina 11) e seguire la nostra pagina Facebook (qui).

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La settimana

La settimana XXII

1) A marzo i centri antiviolenza della rete D.i.Re hanno ricevuto il 74,5 per cento di richieste di aiuto in più rispetto alla media mensile del 2018
https://www.ilpost.it/2020/04/15/numeri-centri-antiviolenza-dire-coronavirus

L’Associazione D.i.Re, che riunisce 80 centri antiviolenza non istituzionali, ha diffuso alcuni dati sulle richieste d’aiuto ricevute da donne vittime di violenza tra il 2 marzo e il 5 aprile: sono state 2.867, il 74,5 per cento in più rispetto alla media mensile del 2018, l’ultima rilevata.

Un altro dato diffuso da D.i.Re riguarda la percentuale di donne che si sono rivolte ai centri antiviolenza per la prima volta: sono state il 28 per cento del totale. Questo dato è preoccupante secondo Paola Sdao, una delle responsabili della raccolta dati di D.i.Re, perché nel 2018 le richieste provenienti da donne che non avevano mai chiamato prima erano il 78 per cento: questa differenza sembra indicare che anche se in questo periodo ci sono più richieste del normale, è più difficile chiedere aiuto per le donne che non lo hanno mai fatto prima.

2) Il razzista odia gli altri perché odia se stesso, ci disse Sartre
https://thevision.com/cultura/razzista-sartre

Il democratico e l’antisemita descritti da Sartre incarnano perfettamente figure più che contemporanee. Il primo è l’antesignano del falso democratico di oggi, colui che promuove l’universalità dei diritti a livello teorico, per poi condannare nella pratica anche la minima differenza. È quel “ma” che sentiamo aggiungere spesso: non sono razzista, ma il velo no; non sono omofobo, ma che si tengano per mano a casa loro. Il falso democratico accetta il nero, l’arabo, l’omosessuale, ma solo a patto che questo smetta di essere nero, arabo o omosessuale, o almeno che non lo manifesti in pubblico; che si spogli della propria cultura, annullandosi, e diventando il riflesso di quello che la società vorrebbe che fosse.

Il secondo, l’antisemita, rappresenta bene il razzista italiano, ma anche francese o tedesco, che troppo spesso viene definito populista. Colui che, se allora fosse esistito Facebook, avrebbe commentato: “E allora l’ebreo?” Incapace di assumersi le proprie responsabilità e di mettere in dubbio le proprie convinzioni istintive, porta avanti una battaglia feroce per dimostrare a ogni costo la presunta superiorità delle sue idee, senza che abbiano fondamento e senza concepire anche solo l’eventualità di un confronto come strumento per la crescita personale. La sua non è una semplice opinione, né rientra nella libertà di espressione, in quanto prende di mira specifiche persone per sopprimerne i diritti fino ad augurarne la morte.

3) Non lasciamoci addomesticare dall’abuso del virus
https://ilmanifesto.it/non-lasciamoci-addomesticare-dallabuso-del-virus

I governi del mondo stanno facendo del nostro panico una vertiginosa torre di Babele. Da anni la destra ci spaventava coi migranti per raggiungere lo scopo di una dittatura senza dittatore, ma non ha avuto il colpo di genio di usare una delle tante epidemie che periodicamente ci cascano addosso. Qualcuno ha già messo le carte in tavola, come Orban o Trump; qualcuno si rifiuta ancora come la Svezia; altri invece, con Italia e Francia in testa, ci offrono un merletto di menzogne, silenzi e pressioni per convincerci che la cattività imbavagliata è l’unico modo per respingere un virus che però non se ne dà per inteso e continua a sfornare lo stesso numero di morti.

4) Nelle baraccopoli di Lima la fame uccide prima del virus
https://www.internazionale.it/notizie/andrea-closa/2020/04/14/baraccopoli-lima-virus

Lavorare a casa per molti non è possibile. Ci sono persone che hanno bisogno di uscire per riciclare, cucinare, vendere caramelle, articoli per la pulizia o qualsiasi altra cosa gli permetta di guadagnare qualche spicciolo. Non è neanche semplice restare puliti e rispettare la quarantena. Perché non tutti hanno acqua per lavarsi le mani. Alcuni non possono restare a casa. E non per egoismo, ma per spirito di sopravvivenza.

Loro, i peruviani poveri e gli immigrati che non sfogano la loro angoscia sui social network perché non hanno accesso a internet, non vogliono che ogni giorno sia domenica. Non vogliono riposarsi. Non vogliono perché non possono, e non possono perché hanno bisogno di uscire per essere visti. O per sognare che qualcuno si accorga di loro. Hanno bisogno di gridare per essere ascoltati. Perché è probabile che, se non sarà il nuovo coronavirus a ucciderli, ci penserà la fame.

5) È il momento di pensare al mondo che verrà
https://www.internazionale.it/opinione/ece-temelkuran/2020/04/12/coronavirus-ritorno-normalita

È ormai qualche tempo che la storia ha avuto un’accelerazione. Il capitalismo si è praticamente disgregato, a causa di leader incapaci o autoritari, e la crisi climatica ci ha già fatto intravedere la tragica fine della storia del genere umano. La crisi dei rifugiati, con il suo epico fallimento morale globale, ci ha messo di fronte al fatto che la fine dell’umanità non ha bisogno di drammatiche apocalissi, ma può avvenire nella maniera più banale, come un reality show trasmesso in televisione. Stiamo tutti cercando di tenerci al passo con i caotici sviluppi politici e naturali, come se fossimo attori scaraventati in un film dell’orrore che vagano senza avere idea della sceneggiatura. Grazie al nuovo coronavirus quest’accelerazione ha raggiunto la sua velocità massima.

Due cambiamenti importanti stanno prendendo forma: la giustizia sociale è percepita come una cosa necessaria (semplicemente non vogliamo morire come vittime di un sistema sanitario pubblico senza risorse) e la scienza ha ritrovato il suo onore (non vogliamo morire in un mondo dominato dall’idiozia). Il genere umano sta finalmente accettando il fatto che, per sopravvivere, deve abbandonare l’avidità istituzionalizzata e seguire i fatti, la verità e la morale.

6) Sankara: l’ultimo discorso (da scolpire nella pietra) che gli costò la vita
https://www.dolcevitaonline.it/sankara-ultimo-discorso-che-gli-costo-la-vita

(articolo del 2016, ma che segnalo per chi non avesse ancora avuto modo di conoscere la figura di Sankara. Al suo interno si trova il video che riporta l'ultimo discorso pubblico del leader burkinabè)

29 anni fa un piccolo uomo dalla pelle nera sfidò i potenti del mondo. Disse che la politica aveva senso solo se lavorava per la felicità dei popoli. Affermò, con il proprio esempio personale, che la politica era servizio, non potere o arricchimento personale. Sostenne le ragioni degli ultimi, dei diversi e delle donne. Denunciò lo strapotere criminale della grande finanza. Irrise le regole di un mondo fondato su di una competitività che punisce sempre gli umili e chi lavora. E che arricchisce sempre i burattinai di questa stupida arena. Urlò che il mondo era per le donne e per gli uomini, tutte le donne e tutti gli uomini e che non era giusto che tanti, troppi, potessero solo guardare la vita di pochi e tentar di sopravvivere.

7) Il neoliberismo distruggerà il Cile, disse Sepúlveda. Così è stato
https://thevision.com/attualita/luis-sepulveda-cile

(contiene peraltro interessantissime foto d'epoca, riguardanti gli anni '70 in Cile)

Sepúlveda aveva creduto a un progetto rivoluzionario e insieme a lui i giovani cileni che militavano nelle fila della gioventù comunista e socialista del Paese: la lezione morale impartita da Allende. “Gli anni di Unidad popolar sono stati un sogno ad occhi aperti”, ha testimoniato la regista Carmen Castillo nel documentario diretto da Nanni Moretti Santiago, Italia, “un Paese intero, una società intera, era innamorata”. Anche per questo quell’11 settembre 1973 ha rappresentato non solo l’inizio di un’ingiustizia mai sanata, inferta nella mente e sui corpi martoriati di tanti cileni, ma anche la fine di una visione politica di fratellanza e condivisione laica.

Vi segnalo e suggerisco caldamente anche il documentario RAI dal titolo Luis Sepúlveda - Lo scrittore del Sud del mondo, che potete trovare in streaming qui, della durata di 51 minuti.

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La settimana

La settimana IX

1) L’Europa tiene in ostaggio i profughi a Idomeni
http://www.internazionale.it/reportage/2016/05/06/idomeni-profughi-grecia

Un preciso e approfondito sul campo profughi di Idomeni, comprensivo di foto. Da leggere, assolutamente.

Idomeni è il più grande campo profughi della Grecia, “la Dachau dei nostri giorni”l’ha definita il ministro dell’interno greco Panagiotis Kouroublis. Una distesa di tende lungo la ferrovia al confine con la Macedonia. Dove prima c’era un valico per accedere alla rotta balcanica verso l’Europa occidentale, ora c’è una recinzione pattugliata dai militari; metri e metri di filo spinato.

Da questa parte del confine da circa due mesi vivono accampate dodicimila persone, il 40 per cento di loro sono bambini. Tra gli abitanti del campo ci sono circa seicento donne incinte, secondo Medici senza frontiere. Molte viaggiano da sole con i figli. I mariti sono partiti prima di loro per raggiungere l’Europa, con la promessa di ricorrere ai ricongiungimenti familiari, poi sono rimasti intrappolati nelle maglie della burocrazia europea.

2) Radio Mamoste - teaser

3) 15 Years Fortress Europe
http://15years.morizbuesing.com
Mappa interattiva dei migranti e dei rifugiati morti sulla strada per l'Europa o nel tentativo di rimanere in Europa. A cura di themigrantsfiles.com e UNITED.

4) Kurdistan, da nazione a utopia
http://www.rainews.it/ran24/speciali/2016/kurdistan-da-nazione-a-utopia
Uno speciale sul Kurdistan prodotto da Rai News, molto ricco e nutrito, probabilmente il migliore che io abbia letto per tutti coloro che vogliono approcciarsi a questo argomento.
Tratta la questione con diversi approcci: geo-politico prima, storico poi, socio-politico infine, distinguendo sempre tra le varie regioni curde.
Include una galleria fotografica particolarmente curata e diverse interviste.

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La settimana

La settimana X

1) Pestati e uccisi: così la Turchia accoglie i siriani in fuga
http://ilmanifesto.info/pestati-e-uccisi-cosi-la-turchia-accoglie-i-siriani-in-fuga

Dall’agosto 2015 le frontiere sono ufficialmente chiuse e chi riesce ad entrare lo fa con l’aiuto di trafficanti di uomini o attraversando illegalmente il confine, a rischio della vita: «Mentre i funzionari turchi dicono di accogliere i rifugiati siriani con confini aperti e braccia aperte, le loro guardie di frontiera li uccidono e li picchiano – spiega Gerry Simpson, ricercatore di Hrw – Sparare a uomini, donne e bambini traumatizzati che scappano da un contesto di guerra è orrendo».

E se con una mano Bruxelles copre i crimini dell’alleato turco, dall’altra le forze della coalizione occidentale anti-Isis realizzano il sogno che il presidente turco Erdogan ha nel cassetto da un po’: una zona cuscinetto al confine con la Siria, ovviamente in territorio siriano, con cui tenere alla larga i rifugiati e allo stesso tempo isolare i kurdi di Rojava dal Kurdistan turco.

2) Welcome to Italy
http://www.internazionale.it/video/2016/05/12/hotspot-le-impronte-dei-migranti

Reportage video di Valeria Brigida e Mario Poeta sugli hotspot.

Nati in Italia e in Grecia su pressione di Bruxelles, gli hotspot sono luoghi di detenzione dove la polizia locale insieme a funzionari delle agenzie europee (Europol, Eurojust, Frontex, Easo) ha il compito di trattenere i migranti appena sbarcati per identificarli attraverso il prelievo, anche con l’uso della forza, delle impronte digitali. Gli hotspot dovrebbero servire anche a distinguere e “smistare” i richiedenti asilo dai migranti economici. Al momento in Italia sono cinque: Lampedusa, Pozzallo, Trapani, Porto Empedocle e Taranto.

3) Bufale, ecco perché sono redditizie. E pericolose
http://www.ilfattoquotidiano.it/2016/05/06/bufale-ecco-perche-sono-redditizie-e-pericolose/2697453

Scrivere e diffondere bufale è redditizio: costi di produzione estremamente bassi ed elevata diffusione dei contenuti permettono discreti profitti grazie ai classici banner pubblicitari.

C’è però un’altra spiegazione. Alcuni siti sono notoriamente legati, più o meno direttamente, a forze politiche che traggono vantaggio nel porsi come alternativa al “sistema delle lobby”. Ma è spesso un’illusione.

4) In Libia cresce un sentimento anti-italiano sui social-network
http://www.tpi.it/mondo/libia/in-libia-cresce-un-sentimento-anti-italiano-sui-social-network

Molto semplicemente, in Libia, soprattutto grazie ai social network, sta circolando una falsa citazione della ministro Pinotti, che sta facendo montare una protesta contro l'Italia.

Giungono da Twitter e Facebook foto con bandiere italiane date alle fiamme e invettive che paragonano l'impegno per la stabilizzazione del paese a nuove imprese di memoria fascista.

5) Un giorno nell’inferno di Aleppo
http://www.internazionale.it/notizie/2016/05/02/aleppo-bombardamenti-foto

Foto reportage da Aleppo, successivamente agli ultimi bombardamenti della città siriana.


Vi lascio con questa vignetta. Ad oggi sono 440 bambini palestinesi detenuti da Israele in regime di detenzione amministrativa (senza accuse, né processo). E il numero più alto dal 2008.

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La settimana

La settimana XI

1) In Medio Oriente ci sono troppe armi
http://www.internazionale.it/video/2016/05/24/medio-oriente-troppe-armi

Video-intervista (dura circa 5 minuti) al professor Robert Springborg del King’s College di Londra a riguardo della quantità di armamenti presenti nel medio-Oriente e nel nord Africa, che ne fanno le regioni più militarizzate al mondo, anche in termini di spesa economica e relativamente ai bilanci dei vari stati.

2) Tutte le bugie delle foto di Instagram
http://www.wired.it/mobile/app/2015/09/18/bugie-foto-di-instagram

Le scelte editoriali contano, eccome. Come sarebbero molte delle foto postate su Instagram senza il taglio ad hoc che le decontestualizza, favorendo il dettaglio? Lo mostra una fotografa di Bangkok, Chompoo Baritone, che ha creato una serie di immagini per spiegare con ironia la selezione che c’è dietro ad ogni scatto pubblicato

3) Sono stato tre anni detenuto in isolamento e vi dico che è tortura
http://www.internazionale.it/video/2016/05/16/isolamento-tortura

Altra video-intervista pubblicata da Internazionale, questa volta a Johnny Perez, che è stato detenuto per tre anni in regime di isolamento. L'ex carcerato ricostruisce la sua esperienza umana per spiegare perché le moderne pratiche di detenzione - specie l'isolamento - non sono utili alla rieducazione e al reinserimento sociale dei detenuti, ma che al contrario sono assolutamente nocive in questo senso.

4) Still The Most Shocking Second A Day

Video prodotto dall'agenzia Don't panic per la compagna di Save the children sul dramma dei migranti. Mostra il time-lapse di una bambina britannica che dalla normalità di una “vita occidentale” passa ad un improvviso stato di guerra. Ne era stato prodotto un precedente nel 2014 (che trovate qui e che ha raggiunto 54 milioni di visualizzazioni) ed entrambi sono finalizzati a raccogliere donazioni.

5) Ricordando la strage di Capaci faccia a faccia con Salvatore Borsellino
http://www.tpi.it/mondo/italia/strage-capaci-falcone-borsellino-intrevista-fratello-salvatore-borsellino

Giulio Gambino ha incontrato il fratello di Paolo Borsellino, il giudice anti-Mafia ammazzato a luglio del 1992, e gli ha chiesto a che punto è la la lotta a Cosa Nostra

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La settimana

La settimana XIII

1) Come cambierà il Medio Oriente con Trump alla Casa Bianca
http://www.internazionale.it/opinione/juan-cole/2016/11/15/trump-medio-oriente

La vittoria di Donald Trump alle presidenziali del 2016 non ha solo implicazioni nazionali. Il Medio Oriente è stato un punto fondamentale della strategia politica degli Stati Uniti nel periodo successivo alla guerra fredda. [...] Che impatto avranno, adesso, le politiche di Trump sulla regione?

2) Afghanistan, schiaffo dell’Aja alla guerra sporca americana
http://ilmanifesto.info/afghanistan-schiaffo-dellaja-alla-guerra-sporca-americana/

Il testo del rapporto dice che l’indagine per crimini di guerra riguarda «tortura e relativi maltrattamenti da parte delle forze militari degli Stati Uniti schierate in Afghanistan e in centri di detenzione segreti gestiti dalla Central Intelligence Agency, principalmente nel periodo 2003-2004, anche se presumibilmente sarebbero continuati, in alcuni casi, sino al 2014». [...] Il documento chiarisce che «questi presunti crimini non sono stati abusi di pochi individui isolati. Piuttosto, sembrano siano stati commessi nell’ambito di tecniche d’interrogatorio approvate, nel tentativo di estrarre informazioni dai detenuti… L’Ufficio ritiene che vi sia una base ragionevole per credere che questi presunti crimini siano stati commessi a sostegno di una politica o di politiche volte a ottenere informazioni attraverso l’uso di tecniche di interrogatorio che coinvolgono metodi crudeli volti a sostenere gli obiettivi degli Stati uniti nel conflitto in Afghanistan».

3) Non sta nascendo un nuovo Iran
http://www.iltascabile.com/societa/iran-e-nucleare/

L’accordo sul nucleare non è la soluzione per problemi strutturali come questo. Il boom demografico dovrebbe accompagnare quello economico promesso dalla fine delle sanzioni. Difficilmente potrà precederlo senza che le condizioni di vita peggiorino. Rouhani sta per terminare il suo mandato e il giudizio degli iraniani alle elezioni di maggio 2017 potrebbe essere duro, proprio perché constatano, ogni giorno, che non sta cambiando poi molto. Il governo ha abbattuto l’inflazione che ora è al 12% ma il potere d’acquisto resta uguale. Arrivano prodotti che prima circolavano solo sul mercato nero, come alcune medicine, ma sono troppo cari. La disoccupazione sale e riguarda ufficialmente 2,5 milioni di persone, ma una stima del centro ricerche del parlamento alza la cifra a un esorbitante 6,5 milioni contando anche chi è sottoccupato e chi non sta più cercando lavoro.

4) Leonard e Fabrizio, quelle linee parallele percorse dai grandi poeti a volte si incontrano
http://www.huffingtonpost.it/dori-ghezzi/leonard-e-fabrizio-quelle-linee-parallele-percorse-dai-grandi-poeti-a-volte-si-incontrano_b_12913500.html

Di Cohen Fabrizio ha inciso "Suzanne", "Giovanna d'Arco"e "Nancy", tre canzoni-capolavoro dedicate alle donne, un sentimento, e un punto di vista, che li hanno accomunati da subito. Avevano, verso le donne, lo stesso amore e lo stesso rispetto. Potremmo quasi dire una debolezza (tutt'altro che passiva) di cui nessuno dei due si sarebbe mai sognato di vergognarsi. Erano, viceversa, piuttosto inclini a teorizzarla. Solo qualche tempo dopo abbiamo saputo che Cohen quelle versioni italiane le aveva apprezzate enormemente, che se ne sentiva rappresentato in pieno, non solo per i testi, così liberi e pur così fedeli, ma anche per l'affinità emotiva di quelle loro due voci avvolgenti.

5) Economia decente
http://www.ilpost.it/francescomaggio/2016/10/28/economia-decente/

È sempre la solita solfa. Purtroppo. I ricchi diventano sempre più ricchi, i poveri sempre più poveri e chi sta in mezzo di solito va presto a fare compagnia ai secondi.
Anche stavolta non c’è stato scampo. Anche l’ultima infinita crisi economica scoppiata nel 2007 negli Stati Uniti e poi propagatasi nel mondo intero non ha fatto altro che confermare la vecchia, spietata regola secondo la quale quando le cose vanno male quelli che già arrancano cascano in peggio, chi sta in bilico spesso li segue mentre chi se la passa bene finisce poi per stare ancora meglio.

Quanto al nostro Paese è sufficiente sottolineare che il patrimonio delle 10 famiglie più ricche è uguale al patrimonio dei 20 milioni di italiani più poveri, che nelle disponibilità del 10% degli italiani si concentra quasi il 50% della ricchezza nazionale, in quelle dell’1% il 23,4% e che l’evasione fiscale è così diffusa che meno del 2% degli italiani dichiara più di 100mila euro all’anno e solo lo 0,1% più di 300mila euro.

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La settimana

La settimana XVI

1) Abbandonati e senza soldi, in Serbia i migranti minorenni si prostituiscono per sopravvivere
http://minoristranierinonaccompagnati.blogspot.it/2017/02/abbandonati-e-senza-soldi-in-serbia-i.html

Avvolti nelle coperte grigie, molti minori migranti, alcuni di 10 anni di età, si riscaldano con alcuni fuochi accesi in un grande capannone abbandonato vicino alla principale stazione ferroviaria di Belgrado, in Serbia. Affamati, indigenti e infreddoliti, ricevono spesso visite da uomini serbi che offrono soldi in cambio di prestazioni sessuali.

2) I “fascicoli di Assad” e la tortura di stato in Siria
http://www.thezeppelin.org/file-assad-gli-ordini-dei-crimini-guerra-portano-la-firma-del-presidente-siriano

Una lunga inchiesta della rivista statunitense The New Yorker svela il lavoro della Commission for International Justice and Accountability, che ha raccolto 600.000 documenti originali, trafugati dagli uffici di Damasco, tra cui per la prima volta emergono gli ordini ufficiali di torture ed esecuzioni di massa firmati dalle più alte cariche del governo siriano, compreso il Presidente al-Assad.

3) Perché i millennial si sentono così soli
http://www.tpi.it/mondo/stati-uniti/perche-millennial-soli

Alcuni studi evidenziano che gli appartenenti alla generazione nata tra metà anni Ottanta e fine anni Novanta avvertono la solitudine più delle generazioni precedenti

4) Siria. Parla Mazen, torturato nelle carceri di Assad: “Morii dentro quando mi fecero urinare sui cadaveri ammassati in bagno”
http://www.ilfattoquotidiano.it/2017/03/03/siria-parla-mazen-torturato-nelle-carceri-di-assad-morii-dentro-quando-mi-fecero-urinare-sui-cadaveri-ammassati-in-bagno/3426978

“Mi chiese di urinare sui cadaveri ammassati nel bagno”. Mazen AlHummada, nato quarant’anni fa a Dar Al Zour, città siriana al confine con l’Iraq, ha lo sguardo fisso mentre ricorda la sua prigionia nella carcere siriana del Mezzeh, a Damasco. “Quando vidi la faccia del mio torturatore contro la mia che mi chiedeva di compiere quel gesto, provai una paura indescrivibile. Mi pietrificai. Poi, cominciò a girarmi la testa. Perché Dio mi lasciava ancora in vita: non potevo anch’io morire e venir gettato in un bagno come quei corpi?”.

5) Perché “Amore che vieni, amore che vai” di De André è da considerarsi poesia
http://libreriamo.it/libri/perche-amore-vieni-amore-vai-de-andre-considerarsi-poesia

L’amore è un sentimento controverso, sfaccettato, contraddittorio, sconvolgente e universale. Un sentimento che ha fatto parlare di sé scrittori, pittori, scultori, attori, sceneggiatori e anche grandi poeti, come Fabrizio De André. Come ha ricordato l’assegnazione del Premio Nobel per la letteratura a Bob Dylan, la grande musica cantautoriale ha dimostrato molto spesso che il confine tra alcune canzoni e la poesia è sottilissimo, se non inesistente. Dopo “Hallelujah” di Leonard Cohen e “Blowin’ in the wind” di Bob Dylan, è l’ora di cercare di spiegare perché anche le canzoni di Fabrizio De André sono da considerarsi poesia. Per farlo abbiamo deciso di parlare di “Amore che vieni amore che vai”.


Per quanto possa sembrare incredibile, la parte gialla della mappa - realizzata dal sit Metrocosm - ospita esattamente la metà della popolazione mondiale.

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La settimana

La settimana XVII

1) Non vogliono addormentarsi per paura di morire e non parlano più. In Siria un bambino su 4 avrà problemi mentali
https://left.it/2017/03/07/non-vogliono-addormentarsi-per-paura-di-morire-e-non-parlano-piu-in-siria-un-bambino-su-4-avra-problemi-mentali

Hanno conosciuto solo la guerra. Hanno 6 anni e non hanno vissuto altro. Niente infanzia, niente, spensieratezza, niente sicurezza né protezione. E sono 3,7 milioni. Sono i bambini della Siria nati negli ultimi 6 anni, ovvero da quando è iniziato il conflitto che sta devastando il Paese. Secondo l’allarme lanciato dalla organizzazione umanitaria Save the Children, sono 5,8 milioni i bambini che vivono ancora sotto i bombardamenti e hanno bisogno di aiuti. Di questi, un bimbo su quattro rischia conseguenze devastanti sulla salute mentale.

2) Sono un'imprenditrice, giovane e nera, e ho recuperato le terre che voi italiani avete abbandonato
http://www.tpi.it/mondo/italia/agitu-idea-gudeta-imprenditrice-trentino-capre-etiopia

Agitu è un'imprenditrice di successo. Vive in Trentino dal 2010, anno in cui è partita dall'Etiopia per trasferirsi nel nostro paese. Ha avviato un’impresa per l’allevamento delle capre e la produzione di formaggi biologici ed è considerata tra i produttori di eccellenza nella provincia di Trento.

3) Viaggio nella guerra dimenticata dello Yemen: dentro gli ospedali, tra gli eroi di tutti i giorni
http://www.tpi.it/mondo/yemen/yemen-negli-ospedali-tra-gli-eroi-del-quotidiano

La terza tappa del percorso di Laura Silvia Battaglia in Yemen, dove la guerra tra houthi e lealisti ha provocato la morte di quasi 10mila persone secondo i dati Onu

[segue a prima e seconda puntata]

4) Da Nuova Delhi a Roma senza mai prendere aerei
http://www.tpi.it/mondo/nepal/da-nuova-delhi-a-roma-senza-mai-prendere-aerei

Ispirato dal libro Un indovino mi disse di Tiziano Terzani, il fotografo italiano Igor Mozzilli ha deciso di intraprendere un'avventura di 235 giorni di viaggio che l'ha condotto da Nuova Delhi fino a Roma senza mai prendere aerei.

Dall'India al Nepal, attraversando il sudest asiatico e la Cina, per poi attraversare la Mongolia e salire a bordo della Transmongolica e della Transiberiana per giungere fino alle montagne degli Svaneti in Georgia. Poi l’Armenia, la Turchia e l’Europa dell’Est e infine Roma.


Un ottimo video, guardatelo, non è semplice sintetizzare concetti così complessi, e questo video ci riesce.

La meritocrazia è soltanto una truffa, adottata dalle destre e da una certa sinistra, venduta come uno strumento per abbattere discriminazioni e privilegi, ma che in realtà serve soltanto a lasciare immutate tutte le profonde differenze che già caratterizzano la nostra società.
Ed è una truffa ben congegnata, perché sempre più spesso trova approvazione tra le sue vittime, che poi diventano i suoi primi sostenitori.

Per cui se un giorno ci sentiamo dire «basta premiare il "figlio di...", da oggi premieremo in base ai voti conseguiti, al tempo impiegato per conseguirli, alla qualità degli istituti dove sono stati conseguiti» chi è svantaggiato sarà portato ingenuamente ad esultare, perché penserà che finalmente avrà la possibilità di competere, cosa che prima gli era del tutto negata.
Ma sarà una competizione falsata e che già prima del suo inizio - si sa - verrà vinta proprio da "il figlio di...", perché se anche il punto di partenza fosse lo stesso, gli strumenti che alcuni dispongono a dispetto di altri porterà inevitabilmente a un risultato predeterminato, che continuerà a premiare gli stessi di sempre.

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La settimana

La settimana XVIII

1) La scottante verità di Ilaria Alpi
https://ilmanifesto.it/la-scottante-verita-di-ilaria-alpi

La docufiction «Ilaria Alpi – L’ultimo viaggio» (visibile sul sito di Rai Tre) getta luce, soprattutto grazie a prove scoperte dal giornalista Luigi Grimaldi, sull’omicidio della giornalista e del suo operatore Miran Hrovatin il 20 marzo 1994 a Mogadiscio. Furono assassinati, in un agguato organizzato dalla Cia con l’aiuto di Gladio e servizi segreti italiani, perché avevano scoperto un traffico di armi gestito dalla Cia attraverso la flotta della società Schifco, donata dalla Cooperazione italiana alla Somalia ufficialmente per la pesca.

2) Marion, la clown senza frontiere che porta una risata ai bambini rifugiati
http://www.globalist.it/world/articolo/211670/marion-la-clown-senza-frontiere-che-porta-una-risata-ai-bambini-rifugiati.html

La missione dei Clowns without borders è offrire gioia e divertimento per alleviare le sofferenze di tutte le persone, e in particolare dei bambini, che vivono in aree di crisi, compresi campi profughi, zone di conflitto e territori in situazione di emergenza. Basata in Spagna, l’organizzazione ha 14 sezioni in tutto il mondo: Australia, Austria, Belgio, Brasile, Canada, Finlandia, Francia, Germania, Irlanda, Spagna, Svezia, Sudafrica, Regno Unito, Stati Uniti. “Vogliamo farli ridere, vogliamo  che siano i nostri bambini, anche se solo per un’ora o due. Lavoriamo su quel livello, siamo innocenti, proprio come loro”.

3) Dentro il mattatoio di Assad, tra stupro come tecnica di tortura e medici carnefici
http://www.tpi.it/mondo/siria/mattatoio-assad-stupro-tortura-medici-carnefici

Secondo il Syrian Network for Human rights il 99 per cento delle vittime di tortura in Siria sarebbe caduto per mano delle forze del regime, mentre lo 0,36 per cento per cento per mano dei gruppi estremisti. Nel World Report 2017 (events of 2016) l’ong Humar Rights Watch denuncia oltre 12mila vittime uccise sotto tortura tra marzo 2011 e giugno 2016.

4) Lavorare tanto, guadagnare zero: l’incubo di una generazione
http://www.ilfattoquotidiano.it/2017/03/18/lavorare-tanto-guadagnare-zero-lincubo-di-una-generazione/3458410/

Siamo diventati anche noi dipendenti di aziende o, molto più spesso che in passato, liberi professionisti, free lance in ogni settore. Niente di più falso dunque che affermare che il lavoro sia finito. No il lavoro c’è, ma non è retribuito. Oggi le nostre giornate di lavoro sono lunghissime. Cominciano la mattina presto, finiscono tardi, quando finiamo di rispondere agli ultimi messaggi o sistemare le ultime cose. Nel frattempo si è moltiplicato il lavoro sui social media, strumento fondamentale per promuovere tutto ciò che facciamo. Così siamo sempre incastrati al telefono, andiamo a prendere i nostri figli parlando e organizzando incontri, cuciniamo scrivendo mail, e ancora a letto lavoriamo e lavoriamo.

5) L'attesa delle detenute minorenni condannate a morte in Iran
https://www.lensculture.com/sadegh-souri?modal=true&modal_type=project&modal_project_id=188688

La giustizia iraniana può condannare a morte una donna a partire dai 9 anni di età. L'esecuzione avviene comunque al compimento del diciottesimo anno di età. Il foto-reportage di Sadegh Souri, vincitore del Visual Storytelling Awards 2015, documenta le condizioni delle bambine e delle ragazze detenute nelle carceri iraniane in attesa della loro esecuzione capitale.