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La settimana

La settimana XX

1) Così Erdogan punisce i giornalisti che denunciano la verità in Turchia
http://www.tpi.it/mondo/turchia/kazim-kizil-attivista-carcere-referendum

Kazim ha documentato gli scioperi dei lavoratori, le azioni femministe e quelle del movimento Lgbtq, la rivolta di Gezi Park nel 2013, l'esplosione nella miniera di Soma del 2014 e le altre vicende che hanno segnato la storia recente della Turchia e del Kurdistan.
[...] Kazim è stato arrestato dalla polizia turca a Smirne, mentre riprendeva le proteste popolari del 17 aprile 2017 sorte in seguito all’esito del referendum che ha sancito la vittoria del presidente Recep Tayyip Erdogan. 
[...] L’attivista è stato accusato di aver violato le leggi insultando il presidente, incitando l’odio popolare tramite un tweet : “Il nostro popolo, con questo risultato, si dirige verso le strade :))”

2) E se il razzismo fosse una mancanza di fantasia?
https://www.internazionale.it/opinione/oliver-burkeman/2017/05/03/razzismo-mancanza-fantasia

Ognuno di noi ha accesso solo a una serie di pensieri e di emozioni, le proprie, perciò siamo obbligati a entrare in relazione con gli altri per analogia, partendo dal presupposto che provino la gioia e il dolore come noi (come amano dire alcuni filosofi, non possiamo essere certi che i nostri amici e familiari non siano solo robot rivestiti di carne, senza nessuna vita interiore). Ed è ovviamente più facile tracciare un’analogia tra noi e un’altra persona che tra noi e “il popolo somalo” o “tutte le vittime della violenza domestica”, per non parlare di quelli che moriranno in futuro a causa del riscaldamento globale, e forse non sono ancora nati.

Nel migliore dei casi, l’empatia richiede una certa ginnastica mentale. Quella per intere categorie di persone richiede capacità di livello olimpico, che la maggior parte di noi non ha.

3) Boom di export delle armi italiane grazie alle monarchie del Golfo
http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2017-04-27/boom-export-armi-italia85-eurofighter-kuwait-100300.shtml

Le esportazioni italiane di armamenti nel 2016 hanno raggiunto 14,6 miliardi di euro, con un aumento dell'85,7% rispetto ai 7,9 miliardi del 2015. 
Un'impennata nel 50% del valore delle esportazioni dovuta dalla fornitura di 28 Eurofighter della Leonardo al Kuwait che sale al primo posto come mercato di sbocco per l'Italia. Seguono Gran Bretagna, Germania, Francia, Spagna, Arabia Saudita (427,5 milioni), Usa, Qatar, Norvegia e Turchia (133,4 milioni). Oltre ad aerei ed elicotteri (che pesano per 8,8 miliardi di euro), la categoria di armamenti più venduta dall'Italia è quella di “bombe, siluri razzi, missili e accessori”

4) Le autorità turche hanno bloccato l'accesso al sito Wikipedia
http://www.tpi.it/mondo/turchia/le-autorita-turche-hanno-bloccato-laccesso-al-sito-di-wikipedia

Sabato 29 aprile 2017 le autorità turche hanno bloccato l'accesso a tutte le versioni linguistiche di Wikipedia, ledendo il diritto di milioni di persone di accedere a informazioni storiche, culturali e scientifiche neutrali e munite di fonti verificabili.

5) Searching for Syria
https://searchingforsyria.org/en/what-was-syria-like-before-the-war

Un'accurata e interessante presentazione, curata dall'UNHCR in collaborazione con Google, che risponde alle domande più frequenti riguardo la crisi umanitaria in Siria ("exploring the world's top questions about the syrian refugee crisis").

6) La parola “buonismo“
http://www.ilpost.it/giacomopapi/2017/02/27/la-parola-buonismo/

L’uso del termine «buonismo» è un classico esempio di marketing negativo, estremo perché basato su una doppia negazione. Come in pubblicità si possono esaltare le caratteristiche negative di un prodotto per aumentarne il desiderio, così in politica si possono svalutare quelle positive dell’avversario per apprezzare le proprie. La realtà è che nessuno, nemmeno Salvini, ha il coraggio di dire apertamente di avere liberamente scelto di essere cattivo e spietato, e può immaginare di avere consenso su questo. Così sceglie di svalutare chi sceglie l’opzione contraria, bollandola come sentimentale e ipocrita, quando è evidente che l’ipocrisia è tutta nella scelta di mascherarsi e nascondersi dietro la caricatura dell’altro. Per questo, il modo più efficace di rispondere all’accusa è ribaltare di nuovo il significato morale del termine.

(illustrazione di Paolo Natale)

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La settimana

La settimana XIX

1) C'era una volta la Siria
http://www.tpi.it/mondo/africa-e-medio-oriente/c-era-una-volta-la-siria/aleppo-capitale-della-cultura-islamica-la-scritta-su-uno-dei-castelli-della-citt

Breve galleria fotografica che ritrae la Siria degli anni passati, da Palmira, ad Aleppo, a Damasco.

2) Verrà la storia a presentarci il conto. E ce ne vergogneremo
https://left.it/2017/04/14/verra-la-storia-a-presentarci-il-conto-e-ce-ne-vergogneremo

La vicenda della deputata svizzera condannata per “ripetuta incitazione all’entrata, alla partenza e al soggiorno illegale”, ovvero per aver esercitato solidarietà. Come se fosse possibile fare altrimenti.

Verrà un giorno, forse ci metteremo anni, che la storia ci presenterà il conto di quest’epoca. Ci saranno quelli che fingeranno di non avere capito la gravità della situazione credendo di essere assolti: ci saranno coloro che marciranno patetici mentre fingeranno di tenere la posizione anche quando non li seguirà più nessuno; ci saranno i vigliacchietti che alzeranno le spalle parlando di “altri tempi”; ci saranno i politici contriti per provare a fare l’ultimo giro; e poi ci saranno i criminali solidali come Lisa.

3) Francesca che trasporta migranti. «Il mio crimine è la solidarietà»
http://www.corriere.it/cronache/17_aprile_06/francesca-che-trasporta-migranti-nizza-cd5146e6-1a42-11e7-988d-d7c20f1197f1.shtml

Fermata a Ventimiglia, il procuratore francese ha chiesto 8 mesi di carcere: la sentenza rinviata al 17 maggio. «Gli ho detto che non vedo la frontiera, non esiste. Quando ero piccola ci passavo e nessuno controllava»

4) Rinchiusi nei recinti, soli e con istinti suicidi: il dramma dei bambini in Grecia
http://www.globalist.it/world/articolo/213228/rinchiusi-nei-recinti-soli-e-con-istinti-suicidi-il-dramma-dei-bambini-in-grecia.html

 

Save the Children dodici mesi dopo ci racconta delle conseguenze di quell'orrore. Una fra tutte l'aumento allarmante dei casi di autolesionismo e tentativo di suicidio, aggressività, ansia e depressione tra i bambini migranti e rifugiati a causa del degrado progressivo delle condizioni sulle isole greche, dove sono trattenuti circa 13.200 richiedenti asilo in condizioni disumane. Con il rapporto "Tra autolesionismo e depressione - L`impatto devastante dell`accordo Ue-Turchia sui bambini migranti e rifugiati", l`Organizzazione internazionale, dedicata dal 1919 a salvare i bambini in pericolo e a promuoverne i diritti, descrive le atroci condizioni in cui l`Europa ha costretto migliaia di famiglie e più di 5.000 bambini, rinchiusi in strutture diventate di fatto veri e propri centri di detenzione a seguito dell`applicazione dell`accordo Ue-Turchia nel marzo 2016.

5) Sulla Turchia la UE piange lacrime di coccodrillo. Ma è già tardi
http://www.dinamopress.it/news/sulla-turchia-la-ue-piange-lacrime-di-coccodrillo-ma-e-gia-tardi

Insomma, pare che i leader europei, alla fine, si siano accorti di quello che sta accadendo al di là dell'Egeo. Probabilemte, però, è già troppo tardi, visto che il tema dei negoziati per l'ingresso nell'UE sembra non interessare più Erdogan, che ormai guarda da un'altra parte. Del resto, in Turchia costituzione e stato di diritto valgono già da tempo solo a livello formale. Gli stessi governi che oggi abbaiano verso le coste turche hanno sostenuto apertamente Erdogan negli ultimi anni, finanziando lautamente il suo governo e chiudendo tutti e due gli occhi sulle continue violazioni del diritto internazionale e dei diritti umani. Oggi Erdogan è pronto a trasformare la costituzione formale del paese, buttando in acqua alcuni presupposti fondamentali delle democrazie rappresentative come la divisione dei poteri e la tutela dei diritti fondamentali, soltanto perché in questi anni ha potuto ribaltare la costituzione materiale del paese, anche grazie alle complicità dei paesi occidentali.

6) Il fotoreporter di Rashideen: "Non mi sento un eroe, a volte bisogna aiutare invece di fare foto"
http://www.repubblica.it/esteri/2017/04/17/news/il_fotoreporter_di_rashideen_non_mi_sento_un_eroe_a_volte_bisogna_aiutare_invece_di_fare_foto_-163218159

Intervista a Abd Alkader Habak, il reporter fotografato subito dopo l'ultimo attentato del 15 aprile a Rashideen, sobborgo a ovest di Aleppo, che è costato la vita a oltre un centinaio di civili, fra i quali molti bambini.

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La settimana

La settimana XVIII

1) La scottante verità di Ilaria Alpi
https://ilmanifesto.it/la-scottante-verita-di-ilaria-alpi

La docufiction «Ilaria Alpi – L’ultimo viaggio» (visibile sul sito di Rai Tre) getta luce, soprattutto grazie a prove scoperte dal giornalista Luigi Grimaldi, sull’omicidio della giornalista e del suo operatore Miran Hrovatin il 20 marzo 1994 a Mogadiscio. Furono assassinati, in un agguato organizzato dalla Cia con l’aiuto di Gladio e servizi segreti italiani, perché avevano scoperto un traffico di armi gestito dalla Cia attraverso la flotta della società Schifco, donata dalla Cooperazione italiana alla Somalia ufficialmente per la pesca.

2) Marion, la clown senza frontiere che porta una risata ai bambini rifugiati
http://www.globalist.it/world/articolo/211670/marion-la-clown-senza-frontiere-che-porta-una-risata-ai-bambini-rifugiati.html

La missione dei Clowns without borders è offrire gioia e divertimento per alleviare le sofferenze di tutte le persone, e in particolare dei bambini, che vivono in aree di crisi, compresi campi profughi, zone di conflitto e territori in situazione di emergenza. Basata in Spagna, l’organizzazione ha 14 sezioni in tutto il mondo: Australia, Austria, Belgio, Brasile, Canada, Finlandia, Francia, Germania, Irlanda, Spagna, Svezia, Sudafrica, Regno Unito, Stati Uniti. “Vogliamo farli ridere, vogliamo  che siano i nostri bambini, anche se solo per un’ora o due. Lavoriamo su quel livello, siamo innocenti, proprio come loro”.

3) Dentro il mattatoio di Assad, tra stupro come tecnica di tortura e medici carnefici
http://www.tpi.it/mondo/siria/mattatoio-assad-stupro-tortura-medici-carnefici

Secondo il Syrian Network for Human rights il 99 per cento delle vittime di tortura in Siria sarebbe caduto per mano delle forze del regime, mentre lo 0,36 per cento per cento per mano dei gruppi estremisti. Nel World Report 2017 (events of 2016) l’ong Humar Rights Watch denuncia oltre 12mila vittime uccise sotto tortura tra marzo 2011 e giugno 2016.

4) Lavorare tanto, guadagnare zero: l’incubo di una generazione
http://www.ilfattoquotidiano.it/2017/03/18/lavorare-tanto-guadagnare-zero-lincubo-di-una-generazione/3458410/

Siamo diventati anche noi dipendenti di aziende o, molto più spesso che in passato, liberi professionisti, free lance in ogni settore. Niente di più falso dunque che affermare che il lavoro sia finito. No il lavoro c’è, ma non è retribuito. Oggi le nostre giornate di lavoro sono lunghissime. Cominciano la mattina presto, finiscono tardi, quando finiamo di rispondere agli ultimi messaggi o sistemare le ultime cose. Nel frattempo si è moltiplicato il lavoro sui social media, strumento fondamentale per promuovere tutto ciò che facciamo. Così siamo sempre incastrati al telefono, andiamo a prendere i nostri figli parlando e organizzando incontri, cuciniamo scrivendo mail, e ancora a letto lavoriamo e lavoriamo.

5) L'attesa delle detenute minorenni condannate a morte in Iran
https://www.lensculture.com/sadegh-souri?modal=true&modal_type=project&modal_project_id=188688

La giustizia iraniana può condannare a morte una donna a partire dai 9 anni di età. L'esecuzione avviene comunque al compimento del diciottesimo anno di età. Il foto-reportage di Sadegh Souri, vincitore del Visual Storytelling Awards 2015, documenta le condizioni delle bambine e delle ragazze detenute nelle carceri iraniane in attesa della loro esecuzione capitale.

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La settimana

La settimana XVII

1) Non vogliono addormentarsi per paura di morire e non parlano più. In Siria un bambino su 4 avrà problemi mentali
https://left.it/2017/03/07/non-vogliono-addormentarsi-per-paura-di-morire-e-non-parlano-piu-in-siria-un-bambino-su-4-avra-problemi-mentali

Hanno conosciuto solo la guerra. Hanno 6 anni e non hanno vissuto altro. Niente infanzia, niente, spensieratezza, niente sicurezza né protezione. E sono 3,7 milioni. Sono i bambini della Siria nati negli ultimi 6 anni, ovvero da quando è iniziato il conflitto che sta devastando il Paese. Secondo l’allarme lanciato dalla organizzazione umanitaria Save the Children, sono 5,8 milioni i bambini che vivono ancora sotto i bombardamenti e hanno bisogno di aiuti. Di questi, un bimbo su quattro rischia conseguenze devastanti sulla salute mentale.

2) Sono un'imprenditrice, giovane e nera, e ho recuperato le terre che voi italiani avete abbandonato
http://www.tpi.it/mondo/italia/agitu-idea-gudeta-imprenditrice-trentino-capre-etiopia

Agitu è un'imprenditrice di successo. Vive in Trentino dal 2010, anno in cui è partita dall'Etiopia per trasferirsi nel nostro paese. Ha avviato un’impresa per l’allevamento delle capre e la produzione di formaggi biologici ed è considerata tra i produttori di eccellenza nella provincia di Trento.

3) Viaggio nella guerra dimenticata dello Yemen: dentro gli ospedali, tra gli eroi di tutti i giorni
http://www.tpi.it/mondo/yemen/yemen-negli-ospedali-tra-gli-eroi-del-quotidiano

La terza tappa del percorso di Laura Silvia Battaglia in Yemen, dove la guerra tra houthi e lealisti ha provocato la morte di quasi 10mila persone secondo i dati Onu

[segue a prima e seconda puntata]

4) Da Nuova Delhi a Roma senza mai prendere aerei
http://www.tpi.it/mondo/nepal/da-nuova-delhi-a-roma-senza-mai-prendere-aerei

Ispirato dal libro Un indovino mi disse di Tiziano Terzani, il fotografo italiano Igor Mozzilli ha deciso di intraprendere un'avventura di 235 giorni di viaggio che l'ha condotto da Nuova Delhi fino a Roma senza mai prendere aerei.

Dall'India al Nepal, attraversando il sudest asiatico e la Cina, per poi attraversare la Mongolia e salire a bordo della Transmongolica e della Transiberiana per giungere fino alle montagne degli Svaneti in Georgia. Poi l’Armenia, la Turchia e l’Europa dell’Est e infine Roma.


Un ottimo video, guardatelo, non è semplice sintetizzare concetti così complessi, e questo video ci riesce.

La meritocrazia è soltanto una truffa, adottata dalle destre e da una certa sinistra, venduta come uno strumento per abbattere discriminazioni e privilegi, ma che in realtà serve soltanto a lasciare immutate tutte le profonde differenze che già caratterizzano la nostra società.
Ed è una truffa ben congegnata, perché sempre più spesso trova approvazione tra le sue vittime, che poi diventano i suoi primi sostenitori.

Per cui se un giorno ci sentiamo dire «basta premiare il "figlio di...", da oggi premieremo in base ai voti conseguiti, al tempo impiegato per conseguirli, alla qualità degli istituti dove sono stati conseguiti» chi è svantaggiato sarà portato ingenuamente ad esultare, perché penserà che finalmente avrà la possibilità di competere, cosa che prima gli era del tutto negata.
Ma sarà una competizione falsata e che già prima del suo inizio - si sa - verrà vinta proprio da "il figlio di...", perché se anche il punto di partenza fosse lo stesso, gli strumenti che alcuni dispongono a dispetto di altri porterà inevitabilmente a un risultato predeterminato, che continuerà a premiare gli stessi di sempre.

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La settimana

La settimana XVI

1) Abbandonati e senza soldi, in Serbia i migranti minorenni si prostituiscono per sopravvivere
http://minoristranierinonaccompagnati.blogspot.it/2017/02/abbandonati-e-senza-soldi-in-serbia-i.html

Avvolti nelle coperte grigie, molti minori migranti, alcuni di 10 anni di età, si riscaldano con alcuni fuochi accesi in un grande capannone abbandonato vicino alla principale stazione ferroviaria di Belgrado, in Serbia. Affamati, indigenti e infreddoliti, ricevono spesso visite da uomini serbi che offrono soldi in cambio di prestazioni sessuali.

2) I “fascicoli di Assad” e la tortura di stato in Siria
http://www.thezeppelin.org/file-assad-gli-ordini-dei-crimini-guerra-portano-la-firma-del-presidente-siriano

Una lunga inchiesta della rivista statunitense The New Yorker svela il lavoro della Commission for International Justice and Accountability, che ha raccolto 600.000 documenti originali, trafugati dagli uffici di Damasco, tra cui per la prima volta emergono gli ordini ufficiali di torture ed esecuzioni di massa firmati dalle più alte cariche del governo siriano, compreso il Presidente al-Assad.

3) Perché i millennial si sentono così soli
http://www.tpi.it/mondo/stati-uniti/perche-millennial-soli

Alcuni studi evidenziano che gli appartenenti alla generazione nata tra metà anni Ottanta e fine anni Novanta avvertono la solitudine più delle generazioni precedenti

4) Siria. Parla Mazen, torturato nelle carceri di Assad: “Morii dentro quando mi fecero urinare sui cadaveri ammassati in bagno”
http://www.ilfattoquotidiano.it/2017/03/03/siria-parla-mazen-torturato-nelle-carceri-di-assad-morii-dentro-quando-mi-fecero-urinare-sui-cadaveri-ammassati-in-bagno/3426978

“Mi chiese di urinare sui cadaveri ammassati nel bagno”. Mazen AlHummada, nato quarant’anni fa a Dar Al Zour, città siriana al confine con l’Iraq, ha lo sguardo fisso mentre ricorda la sua prigionia nella carcere siriana del Mezzeh, a Damasco. “Quando vidi la faccia del mio torturatore contro la mia che mi chiedeva di compiere quel gesto, provai una paura indescrivibile. Mi pietrificai. Poi, cominciò a girarmi la testa. Perché Dio mi lasciava ancora in vita: non potevo anch’io morire e venir gettato in un bagno come quei corpi?”.

5) Perché “Amore che vieni, amore che vai” di De André è da considerarsi poesia
http://libreriamo.it/libri/perche-amore-vieni-amore-vai-de-andre-considerarsi-poesia

L’amore è un sentimento controverso, sfaccettato, contraddittorio, sconvolgente e universale. Un sentimento che ha fatto parlare di sé scrittori, pittori, scultori, attori, sceneggiatori e anche grandi poeti, come Fabrizio De André. Come ha ricordato l’assegnazione del Premio Nobel per la letteratura a Bob Dylan, la grande musica cantautoriale ha dimostrato molto spesso che il confine tra alcune canzoni e la poesia è sottilissimo, se non inesistente. Dopo “Hallelujah” di Leonard Cohen e “Blowin’ in the wind” di Bob Dylan, è l’ora di cercare di spiegare perché anche le canzoni di Fabrizio De André sono da considerarsi poesia. Per farlo abbiamo deciso di parlare di “Amore che vieni amore che vai”.


Per quanto possa sembrare incredibile, la parte gialla della mappa - realizzata dal sit Metrocosm - ospita esattamente la metà della popolazione mondiale.

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La settimana

La settimana X

1) Pestati e uccisi: così la Turchia accoglie i siriani in fuga
http://ilmanifesto.info/pestati-e-uccisi-cosi-la-turchia-accoglie-i-siriani-in-fuga

Dall’agosto 2015 le frontiere sono ufficialmente chiuse e chi riesce ad entrare lo fa con l’aiuto di trafficanti di uomini o attraversando illegalmente il confine, a rischio della vita: «Mentre i funzionari turchi dicono di accogliere i rifugiati siriani con confini aperti e braccia aperte, le loro guardie di frontiera li uccidono e li picchiano – spiega Gerry Simpson, ricercatore di Hrw – Sparare a uomini, donne e bambini traumatizzati che scappano da un contesto di guerra è orrendo».

E se con una mano Bruxelles copre i crimini dell’alleato turco, dall’altra le forze della coalizione occidentale anti-Isis realizzano il sogno che il presidente turco Erdogan ha nel cassetto da un po’: una zona cuscinetto al confine con la Siria, ovviamente in territorio siriano, con cui tenere alla larga i rifugiati e allo stesso tempo isolare i kurdi di Rojava dal Kurdistan turco.

2) Welcome to Italy
http://www.internazionale.it/video/2016/05/12/hotspot-le-impronte-dei-migranti

Reportage video di Valeria Brigida e Mario Poeta sugli hotspot.

Nati in Italia e in Grecia su pressione di Bruxelles, gli hotspot sono luoghi di detenzione dove la polizia locale insieme a funzionari delle agenzie europee (Europol, Eurojust, Frontex, Easo) ha il compito di trattenere i migranti appena sbarcati per identificarli attraverso il prelievo, anche con l’uso della forza, delle impronte digitali. Gli hotspot dovrebbero servire anche a distinguere e “smistare” i richiedenti asilo dai migranti economici. Al momento in Italia sono cinque: Lampedusa, Pozzallo, Trapani, Porto Empedocle e Taranto.

3) Bufale, ecco perché sono redditizie. E pericolose
http://www.ilfattoquotidiano.it/2016/05/06/bufale-ecco-perche-sono-redditizie-e-pericolose/2697453

Scrivere e diffondere bufale è redditizio: costi di produzione estremamente bassi ed elevata diffusione dei contenuti permettono discreti profitti grazie ai classici banner pubblicitari.

C’è però un’altra spiegazione. Alcuni siti sono notoriamente legati, più o meno direttamente, a forze politiche che traggono vantaggio nel porsi come alternativa al “sistema delle lobby”. Ma è spesso un’illusione.

4) In Libia cresce un sentimento anti-italiano sui social-network
http://www.tpi.it/mondo/libia/in-libia-cresce-un-sentimento-anti-italiano-sui-social-network

Molto semplicemente, in Libia, soprattutto grazie ai social network, sta circolando una falsa citazione della ministro Pinotti, che sta facendo montare una protesta contro l'Italia.

Giungono da Twitter e Facebook foto con bandiere italiane date alle fiamme e invettive che paragonano l'impegno per la stabilizzazione del paese a nuove imprese di memoria fascista.

5) Un giorno nell’inferno di Aleppo
http://www.internazionale.it/notizie/2016/05/02/aleppo-bombardamenti-foto

Foto reportage da Aleppo, successivamente agli ultimi bombardamenti della città siriana.


Vi lascio con questa vignetta. Ad oggi sono 440 bambini palestinesi detenuti da Israele in regime di detenzione amministrativa (senza accuse, né processo). E il numero più alto dal 2008.

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Medio-Oriente

Il mondo brucia

Il mondo brucia.

Barack Obama si era proposto per due volte come pacificatore dei principali conflitti internazionali; per due volte è stato eletto anche per la fiducia in questo obiettivo e ha poi incassato un premio Nobel per la pace. Eppure l'intervento americano non si è mai rivelato risolutivo, al contrario in alcuni casi ha esasperato e precipitato talune situazioni.

In tutto il Medio Oriente è guerra! Palestina, Siria, Iraq, muoiono in centinaia di migliaia. Ma non si fronteggiano eserciti sui campi di battaglia, né sono i soldati a cadere sotto il fuoco delle armi nemiche. No! Miliziani fanno strage di civili, spesso cogliendoli nel sonno, bombardando case e campi profughi, radendo al suolo scuole e ospedali, massacrando prioritariamente bambini, donne e anziani, poiché intervenendo contro i deboli e gli indifesi il contatore degli obiettivi abbattuti accresce velocemente.
Sono mossi dai loro deliranti fondamentalismi, come nel caso dell'Isis, oppure strumentalizzano la vita umana per giustificare e rafforzare le loro posizioni di potere, come nel caso delle brigate Qassam di Hamas e del governo israeliano.

I governi occidentali sono ormai appiattiti al modus operandi americano: si interviene non dove è necessario intervenire, ma dove può esserci un ritorno diretto (quasi sempre economico) in caso di intervento. Se da una parte si afferma giustamente come non sia possibile restare a guardare gli orrori che attraversano l'Iraq, dall'altra a sentire certi leader occidentali (come il nostro Renzi) si direbbe che in Palestina non sia avvenuta alcuna tragedia umanitaria e che vi regni la quiete.
Peggio, quando si decide interviene, anche giustamente (Iraq), non si interviene direttamente, assumendosi le responsabilità delle proprie azioni - d'altronde, non è questo che dovrebbe fare un Paese maturo?
No, si interviene armando un esercito piuttosto che disarmandone un altro e ponendo quindi le condizioni affinché in futuro possano maturare nuovi mostri oltre quelli già creati sino ad oggi. Dunque l'Italia fornirà armi e munizioni alle milizie curde per risolvere la situazione in Iraq.
Così accade che i terroristi vengono indicati giustamente come nemici (Isis), ma i terroristi che comprano le nostre armi e siedono al banchetto dell'Occidente vengono riconosciuti stranamente come amici (Israele).

Il resto del mondo, intanto, rimane a guardare. Spesso, se può, volge altrove lo sguardo. Il consumismo, il materialismo e il qualunquismo con cui siamo stati ben ammaestrati, lasciandoci trattare come fossimo scimmiette da circo, hanno portato l'umanità a sprofondare se stessa in un individualismo totalizzante, dove l'unico interesse è a riguardo della propria carriera, della propria stabilità economica, non da ultimo del proprio divertimento. La crisi economica ha esacerbato questo processo, in una sintesi perfetta che potrebbe essere "ho già i miei problemi".
Nulla può ormai destare il nostro interesse: se non esistono più rivendicazioni e interessi collettivi, se non ci sentiamo più parte della stessa umanità, anche le dimensioni di certe tragedie sfumano del loro significato (che siano diecimila o un milione di morti, riusciamo a coglierne esattamente la misura? La nostra mente può percepirla correttamente?), perché ormai il nostro orizzonte più lontano arriva sino alle natiche del nostro culo.

Probabilmente questo biennio verrà ricordato sui libri di storia come un'incredibile ascesa della violenza dell'uomo sull'uomo, come non si vedeva almeno dai tempi delle crociate. E non tanto per la quantità dei civili uccisi, anche quella rilevante, ma per l'entità della sua efferatezza e per le futili motivazioni che l'hanno mossa. 
Noi, invece, dovremmo ricordarcene per il disinteresse dell'uomo sull'uomo che abbiamo saputo dimostrare.

[originariamente pubblicato il 21/08/2014]

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Idomeni

Idomeni, giorno cinque

Un gruppo di profughi siriani ha improvvisato una manifestazione in solidarietà della città di ?‎Aleppo?, della quale sono originari e colpita negli scorsi giorni dagli attacchi del vile e fascista ?Assad?.
Gli slogan sono "Aleppo is burning" e "save Aleppo".

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La settimana

La settimana V

1) Come sarebbe il mondo se fosse abitato solo da 100 persone
http://www.tpi.it/mondo/stati-uniti/mondo-abitato-solo-da-100-persone

Come sarebbe il mondo, se lo abitassero solo 100 persone, e queste riflettessero le statistiche che valgono per i circa 7 miliardi di individui che lo popolano realmente? Per esempio, una persona controllerebbe il 50 per cento del denaro di tutti e cento gli individui, 15 persone sarebbero malnutrite e 13 non avrebbe accesso all’acqua potabile. Utilizzando i dati del CIA World Factbook, il sito GOOD ha prodotto un video per illustrare le diseguaglianze del mondo in modo semplice, riducendo a 100 persone il numero di abitanti del pianeta.

2) Addio alla gioventù in Egitto
http://www.internazionale.it/opinione/ahmed-nagi/2016/03/25/addio-alla-gioventu-in-egitto
L'articolo dello scrittore e blogger egiziano Ahmed Nagi, incarcerato al Cairo per oltraggio al pudore.

3) I jihadisti sono in crisi in Medio Oriente
http://www.internazionale.it/opinione/bernard-guetta/2016/03/25/mosul-palmira-stato-islamico

In questo momento non arrivano solo brutte notizie. Il gruppo Stato islamico, l’organizzazione che ha pianificato gli attentati di Parigi e Bruxelles, è sotto attacco in due delle sue roccaforti, Mosul in Iraq e Palmira in Siria.

(nota: l'articolo è di qualche giorno fa, nel frattempo Palmira è stata liberata. Ma offre una prospettiva più ampia sullo stato attuale delle cose in Siria)


Per concludere una vignetta, della quale non sono riuscito a rintracciare il nome dell'autore. Molto significativa.

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Parte dell'estrema destra italiana (Casa Pound e Forza Nuova) si sta spendendo per la Siria e il medio-Oriente, specie in chiave anti-Isis. È importante evidenziare perché la loro posizione non coincide assolutamente con la nostra, almeno non con la mia.

La Siria è da decenni sotto la dittatura della famiglia Assad, padre prima (Hafiz al-Assad), figlio poi (Bashar al-Assad).
Nel 2011 la popolazione ha dato il via a una rivoluzione contro questa dittatura. Poiché nessuna parte è riuscita a imporsi sull'altra, la rivoluzione è presto sfociata in una vera e propria guerra civile (si può approfondire qui), che ha visto disgregarsi la popolazione in numerose fazioni, ognuna contro le altre.
Il paese è sprofondato nel caos totale, nell'assenza di qualsiasi sorta di autorità. L'Isis, che in quel momento si trovava nel confinante Iraq, ha da lì osservato la situazione siriana e pensato (non a torto) che quel caos fosse perfetto per invadere il paese e tentare di prenderne il controllo.

Oggi tutti gli attori presenti nella regione - ribelli anti-Assad, forze militari fedeli ad Assad, curdi, iracheni, peshmerga di diverse nazionalità, oltre a un'infinità di più piccole minoranze - stanno combattendo contro l'Isis, anche col supporto della coalizione occidentale. È una tregua temporanea tra le parti per la realizzazione di un obiettivo unico e preciso, che ha una scadenza. E a buona ragione, perché è un obiettivo prioritario rispetto a tutti gli altri. Il motivo è banale: non ha senso interessarsi di "Assad sì o Assad no" nel momento in cui l'Isis vorrebbe instaurare un proprio regime, alternativo a tutti gli altri; come non ha senso di interessarsi di "Kurdistan libero o no", nel momento in cui l'Isis vorrebbe creare un unico stato islamico fondamentalista che annullerebbe l'indipendenza di tutte le popolazioni locali.

La stessa divisione si riflette pari modo sui partecipanti alla coalizione occidentale: nonostante tutti siano ostili all'Isis (almeno nelle intenzioni dichiarate), anche qui abbiamo chi è filo-Assad (la Russia di Vladimir Putin) e chi è anti-Assad (la Nato). Ovvero, una volta raggiunta la sconfitta dell'Isis, chi da una parte vorrebbe restaurare il regime di Assad e chi dall'altra vorrebbe farlo cadere.

È bene fare una puntualizzazione: se la Nato ha l'intenzione di far cadere improvvisamente Assad (è questa la preoccupazione) e quindi di replicare una situazione simile a quella già vista in Libia (un Libia bis), allora è anche peggio. Anche perché sarebbe un controsenso lapalissiano: perché sconfiggere l'Isis se poi si vogliono ricreare proprio quelle condizioni che hanno permesso la radicalizzazione dell'Isis, ovvero offrire nuovamente la stessa opportunità ad altre forze, diverse dall'Isis ma simili all'Isis?
Ancora, sarei poco cauto se affermassi che la Siria avrebbe bisogno di un periodo di transizione proprio sotto la guida di Assad. E lo stesso vale se la transizione venisse guidata dalla coalizione occidentale, viste le occasioni di speculazione che avrebbe a portata di mano e alle quali difficilmente non si farebbe tentare.

In questo scenario, la posizione di Casa Pound e Forza Nuova coincide con quella di Putin: combattere l'Isis non tanto per liberare la Siria dall'Isis, ma per riconsegnarla nelle mani di Assad.
Posizione, questa, che più in generale vorrebbero applicare a tutta la regione medio-orientale: sconfiggere un oppressore semplicemente per rimettere in sella quello precedente, a loro più simpatico; combattere assolutismi e dittature per sostituirli con altri assolutismi e dittature facenti richiamo alla loro matrice politica, ovvero improntati a fascismo, nazionalismo, imperialismo e altri e vari abomini.
Lo stesso dicasi per la Palestina: anche loro sono a favore di una sua liberazione da Israele, ma nel loro caso è la conseguenza di un viscido e represso spirito di anti-semitismo, evidentemente mai sopito, anziché l'istanza di una giustizia sociale da realizzarsi anche tra i popoli e le nazioni. Vorrebbero liberare la Palestina non perché è semplicemente giusto che sia libera, ma solo con l'obiettivo di provocare un danno a Israele.

Quindi, quando l'estrema destra italiana dice che stiamo combattendo tutti contro lo stesso nemico, dice bene. Ma quando dice che stiamo combattendo tutti la stessa battaglia, mente.

Perché, anche se noi non sappiamo indicare con chiarezza quale sia la migliore strada per la Siria, come per altri e simili scenari in quella regione, a causa sia delle numerose e complicate variabili in gioco, sia per il timore di realizzare danni maggiori di quelli che (in buona fede) vorremmo risolvere, di una cosa io sono certo: bisogna perseguire la volontà e le necessità delle popolazioni locali, permettendone l'autodeterminazione. Non certamente farle passare dalle mani di un carceriere a un altro.